I numeri non dicono soltanto quanti turisti arrivano in Calabria. Raccontano anche quali mercati la regione riesce davvero a conquistare e quali, invece, continuano a sfuggirle. È proprio questa la domanda al centro di questa breve riflessione.
Il turismo nazionale in Calabria si alimenta prevalentemente attraverso i mercati di prossimità, in particolare quelli della Campania, del Lazio, della Puglia e della Sicilia. L’analisi delle sole presenze, tuttavia, non è sufficiente per valutare il posizionamento competitivo della regione, poiché i mercati di origine differiscono profondamente per dimensione e capacità di generare domanda turistica. Per comprendere la reale capacità attrattiva della Calabria è quindi utile rapportare i flussi osservati al potenziale dei diversi mercati di provenienza.
La Tabella 1 riporta, per ciascuna regione italiana, il numero complessivo di presenze turistiche generate nel territorio nazionale dai propri residenti, le presenze registrate in Calabria e la quota del mercato regionale che sceglie la Calabria come destinazione. L’ultima colonna presenta un indice di specializzazione, che misura la capacità di penetrazione della Calabria nei diversi mercati turistici regionali. Valori superiori all’unità indicano una capacità di attrazione superiore alla media nazionale, mentre valori inferiori segnalano una capacità relativamente più debole.
Tabella 1. Capacità della Calabria di attrarre i mercati turistici italiani (2024)

L’evidenza che emerge dalla Tabella 1 è netta. La capacità della Calabria di attrarre domanda turistica varia in modo significativo tra i diversi mercati regionali. Il primo dato da osservare è la quota di ciascun mercato che sceglie la Calabria. In media, il 3,08% delle presenze turistiche generate dai residenti italiani si realizza in Calabria. Rispetto a questo valore, alcuni mercati risultano fortemente sovrarappresentati: il 16,02% delle presenze generate dai residenti calabresi resta nella regione, il 12,78% di quelle campane si realizza in Calabria, il 7,78% di quelle lucane, il 5,21% di quelle pugliesi e il 4,53% di quelle siciliane. Questi valori si traducono in indici di specializzazione superiori all’unità: Calabria 5,19, Campania 4,14, Basilicata 2,52, Puglia 1,69 e Sicilia 1,47. In altri termini, la Calabria intercetta questi mercati in misura superiore alla media nazionale. Il quadro cambia nei grandi bacini turistici del Centro-Nord. In Lombardia, solo l’1,20% delle presenze turistiche generate dai residenti si realizza in Calabria; in Veneto lo 0,79%, in Emilia-Romagna lo 0,90%, in Piemonte l’1,10% e in Toscana l’1,09%. Si tratta di quote molto inferiori alla media nazionale del 3,08%, e infatti gli indici di specializzazione sono tutti largamente inferiori all’unità: Lombardia 0,39, Veneto 0,26, Emilia-Romagna 0,29, Piemonte 0,36 e Toscana 0,35.
La Tabella 1 evidenzia, dunque, una marcata polarizzazione: la Calabria attrae quote relativamente elevate dai mercati meridionali e di prossimità, mentre intercetta quote molto più contenute dai grandi bacini turistici del Centro-Nord. Resta ora da capire se questa distribuzione rifletta soltanto la distanza geografica o anche il diverso potenziale economico dei mercati di origine.

La Figura 1 non consente naturalmente di stabilire quale di questi fattori sia prevalente. La distanza geografica, il diverso livello di reddito, l’accessibilità, la presenza di destinazioni concorrenti e il posizionamento competitivo della Calabria sono elementi strettamente intrecciati e possono concorrere congiuntamente a determinare la distribuzione osservata. L’analisi, tuttavia, consente di individuare con chiarezza dove si concentra il principale limite competitivo del turismo calabrese. La regione ha consolidato una forte capacità di attrazione nei mercati di prossimità, ma continua a intercettare solo una quota modesta della domanda proveniente dai grandi bacini turistici del Centro e del Nord Italia. È proprio in questi mercati che si concentra il maggiore potenziale di crescita del turismo nazionale della Calabria.












