La spesa giornaliera dei turisti in Calabria è nettamente inferiore a quella registrata nelle altre principali destinazioni italiane. Nel periodo 2022-2024 essa si ferma al 67% della media nazionale, contro valori superiori al 100% in Puglia, Campania, Sicilia, Emilia-Romagna e Veneto. Il differenziale non appare congiunturale: già nel quadriennio 2016-2019 la Calabria era al 66% della media italiana.
Il dato descrive un risultato, ma non ne identifica automaticamente le cause. I microdati dell’indagine ISTAT Viaggi e vacanze consentono tuttavia di identificare alcune possibili spiegazioni, legate alla provenienza dei visitatori, alle modalità di alloggio, alla natura del soggiorno e alla struttura del prodotto turistico regionale. Le evidenze non permettono una rigorosa identificazione causale, ma certamente consentono di delineare un quadro interpretativo sufficientemente coerente.
La bassa spesa riguarda tutti i principali mercati di provenienza
Una possibile spiegazione della bassa spesa turistica potrebbe risiedere nella composizione geografica della domanda. I dati forniscono, tuttavia, evidenze diverse. Sebbene ci siano differenze rispetto all’area di provenienza, i turisti che scelgono la Calabria registrano livelli di spesa inferiori rispetto alla media dei viaggi effettuati in altre destinazioni nazionali dagli stessi gruppi di residenti.
La tabella 1 mostra che i turisti residenti nel Nord spendono mediamente 34 euro al giorno durante una vacanza in Calabria, contro 57 euro nei loro viaggi effettuati nel complesso delle destinazioni italiane. Per i residenti nel Centro il confronto è tra 36 e 59 euro, mentre per quelli provenienti dal Mezzogiorno il differenziale è più contenuto ma, comunque, presente (54 contro 57 euro). Nel complesso, la spesa media giornaliera si attesta a 38 euro, a fronte di una media nazionale di 58 euro.
Tabella 1. Spesa media giornaliera per macro-area di residenza del turista (Fonte: elaborazione propria su microdati ISTAT, Viaggi e vacanze, pool 2019-2024, ponderata).
| Provenienza di chi sceglie la Calabria come destinazione turistica | Spesa media giornaliera in Calabria | Spesa media giornaliera in Italia |
| Turisti del Nord | 34 € | 57 € |
| Turisti del Centro | 36 € | 59 € |
| Turisti del Sud e Isole | 54 € | 57 € |
| Totale Italia | 38 € | 58 € |
L’aspetto più interessante è che il divario non riguarda un singolo segmento della domanda, ma interessa tutte le principali aree di provenienza. La Tabella 1 suggerisce due considerazioni. Da un lato, i turisti provenienti dal Sud e dalle Isole, che rappresentano la componente prevalente della domanda turistica diretta verso la Calabria, spendono nella regione solo leggermente meno di quanto spendano mediamente nelle proprie vacanze in Italia (54 euro contro 57). Dall’altro lato, i turisti del Centro-Nord, che nei viaggi nazionali presentano livelli di spesa sensibilmente più elevati, quando scelgono la Calabria riducono in misura marcata i propri consumi giornalieri (34-36 euro contro 57-59 euro).
Nel loro insieme, questi dati indicano, quindi, che la bassa spesa media osservata in Calabria non può essere ricondotta esclusivamente alla diversa composizione geografica della domanda. Essa appare piuttosto come una caratteristica trasversale del turismo regionale, che interessa tutti i principali mercati di provenienza, seppure con intensità differenti. Le ragioni di questo risultato devono, pertanto, essere ricercate in altri elementi che caratterizzano la struttura della domanda e le modalità di fruizione della destinazione, ai quali sono dedicati i paragrafi successivi.
Il ruolo decisivo dell’alloggio fuori mercato
Una prima possibile spiegazione della bassa spesa turistica riguarda la modalità di soggiorno. Dall’indagine ISTAT risulta che in Calabria il 51% dei viaggi di vacanza si svolge presso l’abitazione di parenti o amici e un ulteriore 2% in una casa di proprietà. Complessivamente, oltre la metà dei soggiorni (53%) avviene, quindi, al di fuori del mercato ricettivo, una quota di gran lunga superiore a quella osservata nelle principali regioni concorrenti, come l’Emilia-Romagna, dove tale valore si ferma al 22%.
Questa caratteristica assume particolare rilievo perché la spesa rilevata dall’indagine ISTAT comprende l’insieme dei consumi sostenuti durante il viaggio (alloggio, ristorazione, trasporti, attività ricreative e culturali, acquisti e altre spese turistiche) e non il solo costo dell’alloggio. Soggiornare presso parenti o amici elimina il pagamento della struttura ricettiva e, più in generale, si associa frequentemente a un diverso modello di consumo, caratterizzato da un minore ricorso ai servizi acquistati sul mercato.
L’evidenza empirica è coerente con questa interpretazione. Nel 2024 i visitatori ospitati presso parenti o amici spendono mediamente 17,6 euro al giorno, contro 56,4 euro di coloro che utilizzano una struttura ricettiva. La differenza è molto ampia e non può essere ricondotta esclusivamente all’assenza della spesa per l’alloggio: essa riflette un livello complessivamente più contenuto dei consumi turistici effettuati durante il soggiorno.
La rilevanza del fenomeno emerge con maggiore chiarezza confrontando le statistiche dal lato dell’offerta con quelle della domanda. Gli esercizi ricettivi registrano nel 2024 circa 6,5 milioni di presenze di turisti italiani. L’indagine Viaggi e vacanze stima, invece, circa 16 milioni di notti di vacanza trascorse nella regione dagli stessi residenti italiani, delle quali approssimativamente sette milioni in strutture ricettive e nove milioni presso parenti, amici o abitazioni proprie. Pur trattandosi di stime campionarie, e quindi soggette a fisiologica variabilità, gli ordini di grandezza risultano pienamente coerenti con le statistiche ufficiali sulle strutture ricettive e documentano l’ampiezza del turismo che si svolge al di fuori del mercato dell’ospitalità.
Figura 1. Il turismo invisibile: notti di vacanza (in milioni) degli italiani in Calabria dal lato dell’offerta e della domanda. Elaborazione propria su microdati ISTAT, Viaggi e vacanze 2024; presenze registrate da ISTAT, Movimento dei clienti.

Questa componente, spesso definita turismo invisibile, non rappresenta una lacuna delle statistiche ufficiali, poiché i pernottamenti nelle abitazioni private non rientrano, per definizione, nella rilevazione degli esercizi ricettivi. Essa costituisce, tuttavia, un elemento essenziale per interpretare il modello turistico calabrese. L’elevata incidenza dei soggiorni presso parenti e amici riduce, infatti, il ricorso al mercato dell’ospitalità e si associa, come mostrano i dati, a livelli di spesa complessivamente molto inferiori rispetto ai soggiorni effettuati nelle strutture ricettive.
Turismo di ritorno e visite familiari
L’elevato ricorso all’ospitalità privata è strettamente connesso ai flussi estivi di ritorno verso la regione. La natura del fenomeno non è osservata direttamente, poiché l’indagine registra la residenza attuale del visitatore. Può però essere ricostruita attraverso la combinazione tra provenienza, modalità di alloggio e motivo del viaggio.
Tra i soggiorni presso parenti o amici, il 54% proviene dal Nord Italia, contro il 36% dei viaggi che utilizzano il mercato ricettivo. Tra i visitatori settentrionali, inoltre, il 37% indica come motivazione prevalente la visita ai parenti, contro il 14% dei turisti meridionali. Il confronto tra Nord e Mezzogiorno chiarisce il meccanismo. Il turista settentrionale diretto in Calabria alloggia presso parenti nel 57% dei casi e spende circa 34 euro al giorno. Quello proveniente dalle altre regioni meridionali viene soprattutto per il mare, utilizza più frequentemente strutture di mercato e spende circa 55 euro. La differenza non riflette necessariamente una diversa disponibilità economica: dipende soprattutto dalla natura del soggiorno. Il primo è frequentemente ospite della famiglia; il secondo è più spesso cliente del sistema turistico.
Il turismo di ritorno ha, quindi, un valore sociale, relazionale e identitario indubbio, ma presenta strutturalmente una bassa intensità di spesa. Non è corretto considerarlo irrilevante; è però altrettanto improprio assimilarlo al turismo di mercato e valutarne le ricadute con gli stessi parametri.
L’ospitalità presso parenti e amici rappresenta il primo meccanismo attraverso cui si riduce la spesa turistica. In questo caso il minor valore economico del soggiorno deriva principalmente dal fatto che una parte rilevante dei consumi, a partire dall’alloggio, avviene al di fuori del mercato. Esiste tuttavia un secondo meccanismo, profondamente diverso ma potenzialmente altrettanto rilevante. Anche quando il turista utilizza il mercato ricettivo, la struttura dell’offerta può limitare la diffusione della spesa sul territorio, concentrando una quota significativa dei consumi all’interno della struttura ospitante.
Villaggi turistici e concentrazione interna della spesa
La Calabria si distingue anche per il peso particolarmente elevato dei villaggi turistici, utilizzati nel 20% dei viaggi, contro quote comprese tra l’1 e il 4% nelle altre principali destinazioni balneari italiane. Il dato è coerente con la struttura dell’offerta regionale, nella quale villaggi e grandi resort assumono un peso particolarmente elevato (Leggi un approfondimento))
Questo modello non implica necessariamente una bassa spesa complessiva del turista, ma ne modifica la distribuzione. Nelle formule all-inclusive o quasi-inclusive una quota rilevante dei consumi per alloggio, ristorazione, animazione, attività sportive e intrattenimento è acquistata all’interno della struttura. La spesa, quindi, produce ricavi per l’impresa ricettiva senza tradursi in pari misura in domanda per ristoranti, commercio, servizi culturali e altre attività locali.
È, pertanto, utile distinguere due meccanismi che aiutano a comprendere il problema della bassa spesa turistica in Calabria. L’ospitalità gratuita presso parenti riduce direttamente la spesa turistica complessiva. Il villaggio, invece, può limitare soprattutto la diffusione della spesa nel territorio circostante. Entrambi contribuiscono a ridurre le ricadute economiche diffuse, ma attraverso meccanismi differenti.
Un prodotto concentrato sul mare e poco diversificato
Anche la composizione delle attività svolte durante il soggiorno può contribuire alla bassa spesa. Il 72% dei viaggi diretti in Calabria è costituito da vacanze al mare, la quota più elevata tra le destinazioni confrontate. Soltanto il 14% presenta una componente urbana, mentre la visita a monumenti, musei o siti culturali riguarda il 23% dei viaggi, contro percentuali comprese tra il 45% e il 49% in Campania e Sicilia.
Una vacanza prevalentemente balneare, lunga e spesso organizzata attorno all’abitazione privata o al villaggio richiede un numero relativamente limitato di acquisti aggiuntivi. La debole integrazione con prodotti culturali, urbani, escursionistici e ricreativi riduce le occasioni di consumo durante il soggiorno.
I dati mostrano, tuttavia, anche alcuni margini di diversificazione: il 30% dei visitatori svolge attività enogastronomiche e il 27% frequenta mercati locali. Sono segmenti già presenti nella domanda, ma non ancora sufficienti a modificare la natura prevalentemente balneare e residenziale del modello turistico regionale.
Una specificità che va oltre il turismo di ritorno
L’ospitalità presso parenti e amici rappresenta certamente uno dei principali fattori che contribuiscono alla bassa spesa turistica in Calabria, ma non è sufficiente a spiegare l’intero divario osservato. Limitando infatti l’analisi ai soli soggiorni effettuati nelle strutture ricettive, la spesa media giornaliera nella regione rimane pari a circa 63 euro, contro una media nazionale di 84 euro, ossia il 75% del valore registrato nel resto del Paese. Anche escludendo statisticamente i soggiorni presso parenti e amici, la Calabria continua quindi a evidenziare una capacità di generare spesa significativamente inferiore alla media nazionale.
Alcune riflessioni conclusive
La bassa spesa media osservata in Calabria è il risultato della combinazione di fattori diversi, alcuni strettamente legati alle caratteristiche strutturali della domanda regionale. Il peso del turismo di ritorno e dei soggiorni presso parenti e amici, ad esempio, riflette la storia migratoria della Calabria e rappresenta una componente fisiologica dei flussi turistici regionali, difficilmente modificabile e, per molti aspetti, anche desiderabile. Altri elementi, invece, dipendono dalle caratteristiche dell’offerta e dalle modalità di fruizione della destinazione.
La questione centrale per la politica turistica regionale non è, quindi, ridurre il turismo di ritorno o modificare la composizione della domanda, ma creare maggiori opportunità affinché una quota crescente della spesa dei visitatori si trasformi in consumi di mercato, generando reddito e occupazione per il territorio. Ciò vale in particolare per quei segmenti nei quali esistono margini di integrazione ancora limitati tra le strutture ricettive e il sistema economico locale, come nel caso dei villaggi turistici. Favorire una maggiore interazione con il territorio potrebbe contribuire ad ampliare gli effetti economici dei flussi già esistenti, senza modificarne necessariamente la consistenza.
Nel medio-lungo periodo, il rafforzamento e la diversificazione dell’offerta regionale potrebbero, inoltre, favorire l’attrazione di segmenti di domanda maggiormente orientati al consumo di servizi, esperienze culturali, attività outdoor ed enogastronomia. La sfida non consiste, quindi, nel sostituire i segmenti tradizionali della domanda turistica, ma nell’affiancarli con nuove componenti caratterizzate da una maggiore intensità di consumo, capaci di accrescere progressivamente il valore economico generato dal turismo regionale.
È opportuno, infine, distinguere tra spesa media giornaliera e spesa turistica complessiva. Quest’ultima dipende, infatti, non solo dall’intensità della spesa durante il soggiorno, ma anche dal numero dei visitatori e dalla durata della permanenza. L’analisi sviluppata in questa nota riguarda esclusivamente la prima dimensione e mostra come esistano margini, seppur differenziati tra i diversi segmenti della domanda, per aumentare il valore economico generato da ciascuna giornata di vacanza. Ciò non esaurisce naturalmente il tema dello sviluppo turistico regionale, ma individua una leva specifica attraverso la quale il turismo può accrescere il proprio contributo alla crescita economica della Calabria.













