Negli ultimi anni il dibattito sul turismo calabrese ha dedicato crescente attenzione alla capacità della regione di attrarre visitatori stranieri. I dati mostrano tuttavia che la componente internazionale continua a rappresentare una quota relativamente modesta dei flussi turistici regionali. Ma chi sono realmente gli stranieri che arrivano in Calabria?
La domanda può apparire banale, ma non lo è affatto. Le statistiche ufficiali registrano la nazionalità dei visitatori, gli arrivi e le presenze. Non registrano però le motivazioni del viaggio. Due persone provenienti dallo stesso Paese vengono contabilizzate nello stesso modo, anche se una sta trascorrendo una vacanza balneare e l’altra sta tornando nel paese d’origine della propria famiglia per visitare parenti o recuperare un legame con le proprie radici.
Questa distinzione è particolarmente importante nel caso della Calabria, una delle regioni italiane maggiormente interessate dai fenomeni migratori che hanno caratterizzato il Novecento e che continuano ancora oggi a influenzarne la struttura demografica e sociale. L’emigrazione ha dato origine a vaste comunità di origine calabrese presenti in Europa, nelle Americhe e in Australia, creando nel tempo una rete di relazioni che continua ancora oggi a collegare molti territori della regione con l’estero.
È proprio da questa considerazione che nasce il concetto di turismo delle radici, una forma di mobilità che si distingue dal turismo tradizionale perché motivata, almeno in parte, dal desiderio di recuperare legami familiari, visitare i luoghi di provenienza dei propri antenati o mantenere rapporti con le comunità di origine.
La Tabella 1 offre un quadro molto rappresentativo della geografia del turismo internazionale in Calabria. Pur riportando soltanto i primi quindici paesi di provenienza, essa copre l’88,2% delle circa 1,54 milioni di presenze straniere registrate nella regione nel 2024.
Il primo elemento che emerge è la marcata concentrazione della domanda estera. La sola Germania genera oltre 500 mila presenze e rappresenta il 32,6% del totale. I primi sei mercati di provenienza concentrano oltre i due terzi delle presenze straniere, mentre i primi dieci superano il 79%. Ne deriva una struttura della domanda internazionale fortemente dipendente da un numero limitato di paesi.
Tabella 1. Principali paesi di provenienza dei turisti stranieri in Calabria (2024).
| Paese | Presenze | Quota % |
| Germania | 501.697 | 32,56 |
| Repubblica Ceca | 142.646 | 9,26 |
| Polonia | 101.654 | 6,60 |
| Regno Unito | 97.845 | 6,35 |
| Svizzera e Liechtenstein | 95.620 | 6,21 |
| Austria | 81.383 | 5,28 |
| Stati Uniti d’America | 65.551 | 4,25 |
| Francia | 59.463 | 3,86 |
| Canada | 45.334 | 2,94 |
| Belgio | 37.822 | 2,45 |
| Slovacchia | 30.968 | 2,01 |
| Paesi Bassi | 25.697 | 1,67 |
| Australia | 25.532 | 1,66 |
| Danimarca | 24.708 | 1,60 |
| Lituania | 23.458 | 1,52 |
| Altri | 181.510 | 11,78 |
| Totale presenze di stranieri | 1.540.888 | 100 |
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT.
La composizione geografica della domanda estera mostra una struttura più articolata di quanto possa apparire a una prima lettura. Accanto ai tradizionali mercati turistici europei compaiono infatti paesi che occupano un posto particolare nella storia migratoria della regione, come Stati Uniti, Canada e Australia. Le loro quote percentuali non sono elevate, ma nemmeno trascurabili: insieme generano oltre 136 mila presenze. Questo dato suggerisce una domanda che merita attenzione: tutti gli stranieri che arrivano in Calabria sono il risultato della competitività turistica della destinazione oppure una parte dei flussi riflette ancora oggi i legami costruiti nel tempo dall’emigrazione?
Le statistiche turistiche non consentono di rispondere con precisione a questo interrogativo. Esse registrano la nazionalità dei visitatori, ma non le ragioni che hanno determinato il viaggio. Non è quindi possibile stabilire quale quota delle presenze provenienti da paesi caratterizzati da una significativa presenza di comunità calabresi sia riconducibile a vacanze turistiche tradizionali e quale, invece, a visite legate a rapporti familiari, culturali o identitari.
È proprio questo limite informativo che rende utile introdurre il tema del turismo delle radici. Più che una conclusione, si tratta di una chiave interpretativa che invita a leggere con maggiore cautela i dati sull’internazionalizzazione del turismo calabrese e a considerare il possibile ruolo esercitato dall’eredità migratoria della regione.
Quando si osserva che una regione attrae visitatori stranieri, si tende spontaneamente ad attribuire quel risultato alla competitività del sistema turistico: qualità delle strutture, accessibilità, notorietà della destinazione, efficacia delle attività di promozione e capacità di intercettare nuovi mercati. Nel caso della Calabria, tuttavia, questa interpretazione potrebbe non esaurire completamente il significato dei dati osservati. Le reti migratorie costruite nel corso di generazioni possono contribuire a mantenere vivi flussi di visita e relazioni con i territori di origine, senza che ciò sia necessariamente riconducibile alle politiche di promozione turistica.
Questa osservazione suggerisce una riflessione che può essere letta da due prospettive differenti. Da un lato, se una parte delle presenze straniere fosse riconducibile al turismo delle radici, la competitività internazionale del turismo calabrese potrebbe risultare leggermente diversa da quella suggerita dai soli dati aggregati. In altre parole, una quota dei visitatori stranieri potrebbe scegliere la Calabria non esclusivamente per le caratteristiche della destinazione, ma anche per l’esistenza di legami familiari, culturali o identitari preesistenti.
Dall’altro lato, la presenza di vaste comunità di origine calabrese nel mondo costituisce una caratteristica peculiare della storia regionale. Queste comunità mantengono spesso relazioni economiche, culturali e affettive con i territori di origine e possono contribuire a generare forme di mobilità che le statistiche turistiche non consentono di distinguere da quelle riconducibili al turismo tradizionale.
Da questo punto di vista, il turismo delle radici rappresenta soprattutto un tema che meriterebbe di essere conosciuto e misurato meglio. Per farlo, tuttavia, occorre definirne con maggiore precisione la dimensione, comprenderne le caratteristiche e distinguerlo dal turismo internazionale tradizionale.
La riflessione proposta in questo contributo non porta dunque a conclusioni definitive. I dati disponibili non consentono di misurare con precisione il peso del turismo delle radici nel sistema turistico calabrese. Consentono però di porre una domanda importante e spesso trascurata: quanto del turismo internazionale osservato nelle statistiche è effettivamente il risultato della competitività turistica della regione e quanto deriva invece dall’eredità storica dell’emigrazione?
La risposta a questa domanda è tutt’altro che irrilevante. Se una parte dei flussi internazionali è effettivamente sostenuta dalle reti costruite dall’emigrazione, allora una quota del turismo internazionale osservato potrebbe avere determinanti diverse da quelle normalmente associate alla competitività turistica delle destinazioni. Allo stesso tempo, ciò significa che la crescita del turismo internazionale non può essere valutata esclusivamente attraverso i numeri delle presenze straniere, ma richiede una comprensione più approfondita delle motivazioni che spingono i visitatori a scegliere la regione.
Dietro i numeri degli stranieri potrebbe dunque esserci molto più di quanto raccontino le statistiche ufficiali. Potrebbero esserci famiglie, memorie, appartenenze, legami culturali e percorsi migratori che attraversano continenti e generazioni. Più che fornire una risposta definitiva, il tema del turismo delle radici invita a leggere con maggiore cautela i dati sull’internazionalizzazione del turismo calabrese. Le statistiche ci dicono quanti stranieri arrivano in Calabria, ma non sempre ci spiegano perché vi arrivano. È proprio questa distinzione che merita di essere approfondita.












