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Scolarizzazione degli occupati: bassa nel Mezzogiorno, alta nel centro nord

A livello di singole regioni, la Calabria è tra le piu' penalizzate

by Francesco Aiello
23/10/2021
in Lavoro e Occupazione, Mezzogiorno
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Scolarizzazione degli occupati: bassa nel Mezzogiorno, alta nel centro nord

Scolarizzazione degli occupati: bassa nel Mezzogiorno, alta nel centro nord Tre importanti risultati possono essere ottenuti analizzando i livelli di scolarizzazione degli occupati in Italia. Innanzitutto si osserva come nel corso del tempo si sia assistito ad un generalizzato aumento della scolarizzazione degli occupati: è diminuita la presenza degli occupati con bassa scolarizzazione (al massimo la licenza media) e parallelamente è aumentata quella degli occupati con alta scolarizzazione (laurea). La sintesi è che la scolarizzazione media degli occupati italiani è passata da 11,4 anni nel 2005 a 12.6 anni nel 2019 (+10%). Una seconda indicazione riguarda la persistenza di divari territoriali dell’educazione degli occupati: il ritardo del Mezzogiorno è di circa 3-4 punti percentuali rispetto alla media del paese (-7% rispetto al Centro che è l’area piu’ virtuosa). Infine, la scolarizzazione degli occupati è fortemente e positivamente correlata con la produttività del lavoro: regioni con mercati del lavoro in grado di occupare lavoratori più scolarizzati sono regioni con elevati livelli di produttività del lavoro. Si tratta di elementi che aiutano a spiegare il ritardo di sviluppo del Mezzogiorno d’Italia e della Calabria.

Gli occupati per titolo di studio. In Italia, la quota di occupati con bassi livelli di scolarizzazione – al massimo la licenza elementare – era dell’8,6% nel 2005 ed è diminuita al 2,8% nel 2019 (figura 1). Occupati debolmente scolarizzati sono più presenti nel Mezzogiorno d’Italia (11,7% nel 2005 e 4,6% nel 2019) rispetto alle altre aree del paese (nel 2019 2% nelle regioni settentrionali e 2,5% in quelle centrali). A livello di singole regioni, la Calabria registra nel 2019 la quota più elevata (6,5%) di occupati con nessun titolo di studio o con la licenza elementare (che è circa 4 volte maggiore del dato (1,7%) del Friuli Venezia Giulia).

Lo scenario non cambia quando si considerano i dati relativi alla licenza media: in Italia, dal 2005 al 2019 si registra una riduzione di 5 punti percentuali degli occupati in possesso della licenza media (dal 32% del 2005 al 27% del 2019). Nel 2019, la presenza di occupati con licenza media è più marcata nel Mezzogiorno (un occupato su tre) e oscilla tra il 24,5% del Centro e il 28% del nord est. In Calabria, nel 2019 il 27% degli occupati possiede la licenza media (erano il 31% nel 2005). Tra le singole regioni italiane, i valori estremi nel 2019 si hanno in Umbria (20%) e in Sardegna (36%).

La sintesi è che in tutte le regioni si è osservata una riduzione della quota di occupati in possesso di bassa scolarizzazione (almeno la licenza media). Essi comunque sono ancora più presenti nelle regioni meridionali.

Il contrario si è verificato con i livelli più alti di scolarizzazione: la percentuale di occupati con il diploma di maturità o la laurea è aumentata in tutto il paese, ma in modo non omogeneo. Nel corso degli ultimi 15 anni, in Italia la quota di occupati laureati è aumentata di 8,7 punti percentuali, passando dal 14,7% del 2005 al 23,4% del 2019. La variazione massima (+9,6%) si è avuta nel Centro (dal 17,3% del 2005 al 26,9% del 2019), cui segue il Nord (+9%) e il Mezzogiorno (+7%). In Calabria, gli occupati con laurea erano il 15% degli occupati totali nel 2005 e il 22% nel 2019.

I dati rilevano come sia cambiata nel corso del tempo la presenza relativa di laureati nelle diverse aree del paese: nel 2005 nel Mezzogiorno d’Italia la quota di laureati (14,3%) è simile alla media nazionale (14,7%), maggiore del valore del nord ovest (13,6%) e minore del Centro (17,3%). Di interesse è rilevare il dato della Calabria, in cui il 15,5% degli occupati nel 2005 era in possesso della laurea (maggiore del dato di quello registrato in tutte le circoscrizioni del paese, figura 1).

Una conclusione che può essere ricavata da questi dati è che ovunque  si è assistito ad un aumento della capacità del mercato del lavoro di occupare profili con elevata scolarizzazione. Queste variazioni sono state però a diversa intensità a livello territoriale: la crescita è stata bassa nel Mezzogiorno e alta altrove.

La scolarizzazione in media. Al fine di ottenere un indicatore di sintesi dei dati disaggregati per titolo di studio è utile considerare la media ponderata degli anni di scolarizzazione degli occupati.[1]

Nel 2019, la scolarizzazione è pari in media a 12,6 anni in Italia, registrando un incremento del 9,9% rispetto al valore (11,4 anni) del 2005 (figura 2). Nel Mezzogiorno, la scolarizzazione degli occupati è uguale a 12,2 anni nel 2019 (-3% rispetto alla media nazionale e -7% rispetto al centro), mentre era pari a poco più di 11 anni nel 2005. L’incremento nel tempo è stato, quindi, del 10,3% (figura 3). In Calabria, gli occupati del 2019 hanno trascorso a scuola/università 12,2 anni (-2% della media nazionale, ma -9% e -7% rispetto al Lazio e all’Umbria, rispettivamente). Rispetto al 2005, gli occupati calabresi nel 2019 sono più scolarizzati (+8,8%), ma gli incrementi della scolarizzazione che si sono registrati in regione sono minori non solo rispetto al dato nazionale, ma anche di quelli osservati nelle altre regioni meridionali (ad eccezione dell’Abruzzo) (figura 3).

Legame con i divari di produttività.  Poiché è ampiamente dimostrato come la crescita economica sia trainata dalla qualità del capitale umano (di cui la scolarizzazione è un’importante componente), è interessante capire la relazione esistente tra produttività e scolarizzazione tra le regioni italiane. La figura 4 conferma la presenza di un’elevata correlazione positiva tra la produttività del lavoro e gli anni di scolarizzazione degli occupati delle regioni italiane nel 2005 e nel 2019: all’aumentare degli anni di scolarizzazione aumenta in media la produttività del lavoro.

Le regioni con livelli di scolarizzazione e di produttività maggiori alla media nazionale sono collocate in alto a destra della figura 4. Si tratta di alcune regioni del centro nord. Al contrario, in basso a sinistra si collocano   le regioni con livelli di scolarizzazione e di produttività minori della media nazionale: si tratta di tutte le regioni meridionali. Rispetto alla media nazionale, il mezzogiorno registra un ritardo della scolarizzazione degli occupati di circa 4 punti percentuali e una distanza di circa 15 punti percentuali dalla media nazionale. A fronte di un ritardo di 3 punti percentuali della scolarizzazione degli occupati, la Calabria sconta un gap di produttività di circa 20 punti percentuali.


[1] Si tratta della media ponderata degli anni di scolarizzazione necessari per ottenere un determinato titolo scolastico/universitario (5 anni per la licenza elementare; 8 per la licenza media; 13 per il diploma di maturità; 18 per la laurea). I pesi sono rappresentati dalla quota di occupati con quel titolo scolastico rispetto agli occupati totali.


Francesco Aiello

Francesco Aiello

Francesco Aiello è Professore Ordinario di Politica Economica e Direttore del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza "Giovanni Anania" dell’Università della Calabria. Attualmente insegna "Politica Economica" al corso di Laurea in Economia ed "Economia Internazionale" al corso di Laurea Magistrale in Economia e Commercio. Si occupa di twin transition, divari di sviluppo, microeconometria di efficienza e produttività, valutazione d’impatto delle politiche pubbliche e politiche commerciali. E’ autore di numerosi saggi scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali. Accanto all’attività prettamente accademica, si interessa di economia locale e di divulgazione economica. Nell’estate del 2015 ha fondato OpenCalabria.com, uno spazio di analisi e discussione sull'economia della Calabria e del Mezzogiorno.

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