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Le differenze regionali nel tenore di vita in Italia prima dell’Unità. I dati delle visite di leva dei giovani nati negli anni 1843-1871

by Vittorio Daniele
06/08/2024
in Mezzogiorno, Società e Demografia
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Le differenze regionali nel tenore di vita in Italia prima dell’Unità. I dati delle visite di leva dei giovani nati negli anni 1843-1871

La statura media e gli indicatori sulle condizioni di salute offrono importanti informazioni sul tenore di vita delle popolazioni. Lo si vede bene in prospettiva storica. In Italia, la statura media dei maschi nati nel 1861 era di appena 162,9 centimetri. Quella dei nati nel 1980 era di 174,5 cm. Grazie ai miglioramenti nell’alimentazione e nelle condizioni di vita, in centovent’anni, gli italiani sono diventati, in media, 11,6 cm più alti. Anche l’aspettativa di vita alla nascita è progressivamente aumentata, passando dai 30 anni del 1861 agli attuali 83 anni.

Le condizioni di salute degli italiani nati nel 1843-1871

I registri delle visite di leva, cui tutti i maschi si dovevano sottoporre all’età di vent’anni (poi portati a diciotto), sono una fonte preziosa di dati sulla statura e sulle condizioni di salute. In un articolo pubblicato sulla Revista di Historia Economica con Francesco Samà, abbiamo preso i risultati delle visite di leva dei giovani nati negli anni 1843-1871. Questi dati, che si riferiscono a 7,2 milioni di coscritti, gettano luce sulle condizioni di salute e, dunque, sul tenore di vita nelle regioni italiane nel periodo immediatamente precedente l’Unità.

Balza all’attenzione come, nel periodo esaminato, le quote dei giovani dichiarati inabili (“riformati”) al servizio militare fossero altissime. I riformati furono ben il 38 per cento per le classi di leva del 1843-1853 e il 21 per cento per quelle del 1861-1871.

Ci siamo concentrati sui dati riguardanti i nati negli anni 1843-1856, cioè prima dell’Unità d’Italia. Come mostra la Figura 1, nel Nord il 35,5 per cento dei giovani venne dichiarato inabile al servizio militare, a fronte del 34,8 del Sud peninsulare. La percentuale più bassa si registrò nelle regioni dell’Italia centrale (31,7%), mentre la più alta nelle due Isole (41%). Nel Mezzogiorno (Sud e Isole), 16 ventenni su cento visitati vennero riformati per bassa statura. Non raggiungevano, cioè, i 156 cm di altezza che, all’epoca, era la soglia minima per il servizio di leva.

In Sardegna ben il 45,6 per cento dei giovani risultò non idoneo al servizio di leva; seguivano la Calabria col 43 e la Lombardia col 41,5 per cento (Tabella 1). Mentre nelle regioni meridionali la causa principale di riforma era la bassa statura, in quelle del Nord erano le malattie. In Liguria, Lombardia e Piemonte (le regioni del futuro “Triangolo industriale”) le percentuali di giovani riformati risultarono maggiori di quelle dell’Abruzzo, della Campania e della Puglia.

Le principali cause di inabilità erano la gracilità costituzionale, le malattie respiratorie e quelle dell’apparato urinario e riproduttivo. Al Nord era molto diffuso il gozzo (ingrossamento della tiroide), dovuto alla carenza di iodio nell’alimentazione ed endemico in alcune aree, specie nelle valli alpine. In Piemonte quasi il 20 per cento e in Lombardia il 17 per cento dei giovani visitati vennero riformati perché affetti da gozzo. Le province con percentuale più alta di riformati erano quella di Sondrio (dove il gozzo era endemico) con il 56 per cento, seguita da Cagliari con il 47,4 e da Catanzaro e Reggio Calabria con il 45 per cento (dove la causa principale di riforma era la bassa statura); subito dopo venivano le province di Milano e Catania, con tassi di riforma del 43,4 per cento.

Le differenze nella statura

La statura media degli italiani nati nel 1854 era di 162,1 centimetri. Si andava dai 164,5 cm del Nord-Est ai 160,2 cm del Sud e delle Isole. I più alti erano gli abitanti delle attuali province del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, i più bassi i Sardi. La statura dei friulani nati nel 1861 era di 166,3 cm, quella dei sardi di 159,2 cm.

Come mostriamo nell’articolo, la più elevata statura media del Nord-Est era coerente con quella delle regioni delle attuali Slovenia e Croazia e delle Alpi dinariche. In quelle regioni vivono le popolazioni più alte al mondo. Secondo le ricerche più recenti, la statura media dei maschi (misurata a 18 anni) del Montenegro è di 182,9 cm e in Dalmazia di 183,7 cm, superiore ai 182,4 cm degli Olandesi.

Le differenze nella statura tra le regioni italiane erano indicative di differenze nel tenore di vita come spesso si è proposto? Per rispondere a questa domanda, abbiamo verificato il legame statistico tra statura media, mortalità infantile e salari reali negli anni 1861-1911. I risultati mostrano come nel 1861 non vi fosse alcun legame significativo tra le variabili. Ciò suggerisce che le differenze nella statura media dipendessero da fattori genetici. Questa ipotesi è suffragata da altri dati. Per i nati nel 1854, la differenza nella statura tra Centro-Nord e Mezzogiorno era di 3,2 centimetri. I meridionali nati nel 1980, pur essendo molto più alti dei loro nonni e bisnonni, erano ancora 2,8 centimetri più bassi dei loro coetanei nati nelle regioni centrosettentrionali. E i friulani erano ancora i più alti d’Italia e i sardi i più bassi.

Ricerche genetiche per alcune popolazioni europee – e qualcuna per l’Italia – mostrano come le differenze nella statura siano in relazione con la frequenza di alcuni alleli (varianti genetiche).

Il legame tra statura, mortalità infantile e salari è, invece, significativo nel 1911, quando il divario tra Nord e Sud si era allargato.

I divari tra Nord e Sud

In conclusione, i dati mostrano come negli anni Cinquanta-Sessanta dell’Ottocento l’Italia fosse un paese complessivamente povero, pur con differenze locali. Nel Nord, un’ampia quota della popolazione era sottonutrita e affetta da malattie legate a condizioni di vita misere. Non molto diversa la condizione media nel Sud. Non c’era ancora un divario tra le due aree; anzi, alcuni dati (come quelli sulla mortalità infantile) suggeriscono come, in alcune regioni meridionali, ci fosse un lieve vantaggio legato forse al clima migliore e a un’alimentazione più varia.

Alla data dell’Unità, l’industrializzazione moderna non si era ancora avviata. Quando si avviò, alla fine dell’Ottocento, il divario tra Nord e Sud nel tenore di vita – e anche nella statura media – cominciò ad aumentare. Da allora si aprì una lunga fase di divergenza tra le due aree.

 

Per approfondimenti:

Daniele, V., & Samà, F. (2023). Health, Height and Regional Disparities in Italy: Evidence from Conscripts’ Data, 1843-1871. Revista de Historia Económica/Journal of Iberian and Latin American Economic History, 41(3), 483–523.

Qui per scaricarlo da ResearchGate

Nella versione pubblicata, l’articolo può essere richiesto inviando una mail all’autore.


 

Vittorio Daniele

Vittorio Daniele

Vittorio Daniele è stato Professore ordinario di Politica Economica presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. La sua attività di ricerca ha riguardato, principalmente, i divari regionali in Italia in prospettiva storica e l'economia dello sviluppo. Oltre a numerosi articoli ha pubblicato i volumi: La crescita delle nazioni. Fatti e teorie, Rubbettino, 2008; Il divario Nord-Sud in Italia 1861-2011 (con Paolo Malanima), Rubbettino, 2011; Il Paese diviso. Nord e Sud nella storia d'Italia, Rubbettino, 2019 (il volume ha ricevuto il Premio Sele d'Oro Mezzogiorno 2020).

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