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La Calabria ha turismo, ma non ha un sistema turistico regionale

by Francesco Aiello e Michele Mercuri
23/05/2026
in Turismo
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La Calabria ha turismo, ma non ha un sistema turistico regionale

In questo primo saggio vengono analizzati alcuni tratti strutturali del turismo calabrese emersi dai dati ISTAT relativi al 2024: la forte concentrazione territoriale dei flussi, il predominio delle aree costiere, il ruolo della Costa degli Dei e la presenza di eccellenze turistiche che, tuttavia, faticano ancora a tradursi in un vero sistema turistico regionale integrato. L’analisi evidenzia come il problema della Calabria non sia tanto l’assenza di turismo, quanto piuttosto la sua distribuzione fortemente polarizzata nello spazio regionale(1).

La Calabria non è una regione senza turismo. I numeri raccontano anzi una realtà diversa: nel 2024 le strutture ricettive ufficiali hanno registrato oltre 8,1 milioni di presenze e 1,75 milioni di arrivi. Si tratta di valori che collocano la regione al terzo posto nel Mezzogiorno, dietro Campania e Puglia. Eppure, osservando più attentamente la distribuzione territoriale dei flussi turistici, emerge un quadro molto meno lineare di quanto suggeriscano i dati aggregati. Il problema della Calabria non sembra essere l’assenza di turismo, ma la sua estrema concentrazione geografica, la forte dipendenza dalla stagione balneare e la difficoltà di trasformare alcune eccellenze locali in un vero sistema turistico regionale.

L’immagine che emerge dai dati ISTAT è quella di una regione nella quale il turismo si concentra quasi interamente lungo le coste, lasciando gran parte dell’entroterra fuori dai principali circuiti turistici. La Figura 1 mostra in modo molto netto questa polarizzazione: il 92,6% delle presenze turistiche regionali si registra nei comuni costieri, mentre ai comuni interni resta appena il 7,4%. Ancora più significativa è la distribuzione per zona altimetrica. Le aree di collina litoranea assorbono da sole il 63,4% delle presenze complessive, mentre la montagna interna, nonostante la presenza di sistemi territoriali di grande valore ambientale come Sila, Pollino e Aspromonte, si ferma al 2%.

Figura 1 Ripartizione delle presenze per vocazione del comune

Questi dati raccontano molto più della semplice vocazione balneare della regione. Mostrano, infatti, che il turismo calabrese coincide quasi interamente con il turismo costiero estivo. Le aree interne, pur frequentemente richiamate nel dibattito pubblico come possibile frontiera dello sviluppo turistico regionale, continuano ad avere un ruolo quantitativamente marginale. Il problema, quindi, non sembra essere soltanto la scarsità di infrastrutture o servizi turistici nell’entroterra, ma la stessa struttura territoriale del modello turistico regionale, fortemente selettiva e polarizzata.

Figura 2 Presenze turistiche per provincia, Calabria 2024 (fonte: ISTAT (2002, Sistema SITUAS)

La distribuzione provinciale dei flussi rafforza ulteriormente questa interpretazione. La Figura 2 evidenzia differenze territoriali profonde tra le cinque province calabresi. Cosenza concentra il maggior numero di presenze turistiche regionali (oltre 3,3 milioni, pari al 40,9% del totale) grazie soprattutto all’estensione della fascia tirrenica e dell’Alto Ionio. Vibo Valentia, però, pur disponendo di un territorio circa sei volte più piccolo di quello cosentino, registra oltre 2,4 milioni di presenze e rappresenta il vero epicentro del turismo regionale ad alta intensità.

I dati provinciali mostrano, infatti, che non esiste una sola Calabria turistica, ma almeno cinque modelli territoriali molto differenti. Vibo Valentia presenta il più alto indice di turisticità regionale, 16,37 presenze per abitante, e la maggiore densità turistica, con oltre 2.100 presenze per chilometro quadrato. La quota di turisti stranieri raggiunge qui il 37,5%, valore nettamente superiore alla media regionale. Al contrario, la provincia di Reggio Calabria mostra indicatori molto più deboli: appena il 6% delle presenze regionali, permanenza media di 2,42 notti e un indice di turisticità inferiore all’unità.

In altre parole, il turismo regionale appare fortemente polarizzato. Alcuni territori costieri concentrano quote molto elevate dei flussi turistici, mentre vaste aree regionali rimangono sostanzialmente marginali. Questa asimmetria emerge con ancora maggiore chiarezza osservando la distribuzione comunale degli indicatori di intensità turistica.

La Figura 3 indica uno degli elementi più interessanti dell’intera informazione statistica disponibile sul turismo calabrese. Le classifiche regionali per indice di turisticità e densità turistica sono dominate quasi esclusivamente dai comuni della Costa degli Dei, in provincia di Vibo Valentia. Ricadi raggiunge 184,8 presenze per abitante residente, mentre Tropea supera le 92 mila presenze per chilometro quadrato.  Si tratta di valori molto elevati nel contesto meridionale italiano e che testimoniano l’esistenza, in Calabria, di vere e proprie enclave turistiche ad alta intensità. Tropea, in particolare, rappresenta un caso di rilievo nazionale: è, infatti, l’unico comune calabrese presente tra i primi 25 italiani per densità turistica.

Figura 3 Top 10 comuni della Calabria per indice di turisticità e densità turistica. Fonte: ISTAT (2026): Classificazione dei comuni per categoria turistica prevalente.

Eppure, proprio il confronto con il resto del Paese mostra anche i limiti strutturali del turismo regionale. Nessun comune calabrese compare, infatti, tra i primi 25 italiani per indice di turisticità, graduatoria dominata dai centri alpini e lacuali del Nord Italia. Il valore di Ricadi, pur molto elevato nel contesto regionale, resta circa la metà della soglia minima necessaria per entrare nella top 25 nazionale.

È qui che emerge il vero paradosso del turismo calabrese. Le eccellenze esistono. Alcuni territori raggiungono livelli di intensità turistica molto elevati. Ma queste concentrazioni rimangono geograficamente isolate e non riescono ancora a trasformarsi in un sistema turistico regionale integrato.

La Calabria appare così come una regione caratterizzata da forti polarizzazioni territoriali: alcune aree costiere attraggono flussi consistenti e mostrano indicatori comparabili con importanti destinazioni nazionali, mentre il resto del territorio resta sostanzialmente ai margini dei principali circuiti turistici. Più che un sistema turistico regionale diffuso, emerge, quindi, una geografia fatta di “piccoli poli” turistici localizzati, fortemente dipendenti dalla stagione balneare e scarsamente connessi alle aree interne. Il problema della Calabria, dunque, non sembra essere semplicemente “avere più turismo”. I dati mostrano che alcune aree ne hanno già molto. La vera sfida riguarda piuttosto la capacità di diffondere territorialmente questi flussi, governare la stagionalità, aumentare l’integrazione tra coste e aree collinari e montane e trasformare alcune eccellenze locali in una piattaforma stabile di sviluppo regionale.


(1) Questo contributo rappresenta il primo di una serie di cinque brevi saggi dedicati al turismo in Calabria, costruiti a partire da dati ISTAT. Nelle prossime settimane saranno pubblicati ulteriori approfondimenti su alcuni temi specifici (gli stranieri), con l’obiettivo di contribuire a una lettura più rigorosa delle caratteristiche strutturali del turismo calabrese.


 

Francesco Aiello

Francesco Aiello

Francesco Aiello è Professore Ordinario di Politica Economica e Direttore del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza "Giovanni Anania" dell’Università della Calabria. È membro del Senato Accademico dell’Università della Calabria e componente della Commissione per la Ricerca, Università e Valutazione (CURV) della Società Italiana di Economia. È stato componente della Commissione Nazionale per l’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), Settore Concorsuale 13/A2 – Politica Economica, nel triennio 2021-2023. Attualmente insegna "Politica Economica" al corso di Laurea in Economia ed "Economia Internazionale" al corso di Laurea Magistrale in Economia e Commercio. La sua attività di ricerca è centrata sui temi della Ricerca e dell’Innovazione, Twin Transition, dei divari di sviluppo in Italia e in Europa, sull’analisi micro-econometrica dell’efficienza e della produttività e sulla valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche. È responsabile scientifico di progetti di ricerca nazionali ed europei. È autore di numerosi saggi scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali. Accanto all’attività prettamente accademica, si interessa di economia locale e di attività di divulgazione economica. Nell’estate del 2015 ha fondato OpenCalabria.com, uno spazio dedicato ai temi di economia e politica dello sviluppo del Mezzogiorno e della Calabria.

Michele Mercuri

Michele Mercuri

Michele Mercuri è laureato in Economia e svolge attività di dottore commercialista, revisore contabile e di docente. Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Scienze ed Ingegneria dell'Ambiente, delle Costruzioni e dell’Energia presso l'Università della Calabria. Dal 2015 insegna Matematica Applicata negli istituti tecnici superiori. Nel 2023-24 ha lavorato in FinCalabra come Revisore Contabile. Attualmente collabora come Revisione Contabile con il Ministero dell'Università e della Ricerca. Ricerca.

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