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Gioia Tauro: una Zona Economica Speciale a costo zero?

by Antonio Aquino
10/06/2017
in Infrastrutture, Internazionalizzazione, Lavoro e Occupazione
A A

Il 9 giugno 2017 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che prevede, fra l’altro, l’istituzione e la regolamentazione delle Zone Economiche Speciali (ZES) nelle regioni del Mezzogiorno. Secondo questo decreto legge,  le ZES potranno essere istituite in aree portuali, e in aree ad esse economicamente collegate, con l’obiettivo di rilanciare la competitività dei porti delle regioni del Mezzogiorno. Le ZES saranno dotate di agevolazioni fiscali aggiuntive rispetto al regime ordinario del credito d’imposta per il Mezzogiorno. In particolare, oltre agli investimenti delle piccole e medie imprese (PMI), potranno ottenere il credito d’imposta investimenti fino a 50 milioni di euro, così da attrarre anche imprese di grandi dimensioni.  Per quel che riguarda la Calabria, il decreto interessa, in particolare, l’area del porto di Gioia Tauro.

Sin dal 27 giugno 2013 il Consiglio regionale della Calabria aveva trasmesso al Senato della Repubblica un Disegno di legge per l’istituzione di una Zona Economica Speciale nella piana di Gioia Tauro.  Quel Disegno di legge prevedeva significativi benefici fiscali, sia per le imprese già esistenti nell’area della costituenda Zona Economica Speciale, sia per le nuove imprese. In particolare, per le nuove imprese si proponeva:

– l’esenzione totale dalle imposte sul reddito per i primi 8 anni per tutte le imprese, e una esenzione del 50% per ulteriori tre anni per le piccole e medie imprese;

– l’esenzione totale dall’IRAP  per i primi 5 anni per tutte le imprese, e una esenzione del 50% per ulteriori tre anni per le piccole e medie imprese;

– l’esenzione dall’IMU e dalla TARSU per 5 anni per gli immobili utilizzati nelle nuove attività;

– la riduzione dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico delle imprese nella misura del 50% per i primi 5 anni e del 30% per i successivi 3 anni;

– l’esenzione totale da imposte doganali e IVA di importazione, di esportazione, consumo e circolazione per tutti i prodotti che sarebbero entrati,  lavorati e poi esportati attraverso la ZES.

Benefici fiscali meno forti (pari a circa un terzo di quelli per le nuove imprese) erano previsti per le imprese già esistenti, probabilmente al fine di ridurre la convenienza per le imprese esistenti di cessare l’attività e riproporsi come nuove imprese. Il 25 settembre 2015 il Consiglio Regionale della Calabria ha approvato una nuova formulazione del Disegno di legge sulla Zona Economica Speciale per Gioia Tauro, principalmente al fine di tener conto in modo più rigoroso dei limiti imposti dalle indicazioni della Commissione Europea sugli aiuti di stato.

Il principale incentivo a finalità di sviluppo regionale attualmente consentito dalla Commissione europea é rappresentato da aiuti per investimenti finalizzati alla creazione di un nuovo stabilimento o per l’ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente, per la diversificazione della produzione di uno stabilimento esistente per ottenere prodotti mai fabbricati prima, per un cambiamento fondamentale del processo di produzione complessivo di uno stabilimento esistente. Secondo la delibera della Commissione europea del 16 settembre 2014, l’intensità massima di questo aiuto per la Calabria è pari al 25% del costo dell’investimento  per le grandi imprese, al 35% per le medie imprese e al 45% per le piccole imprese. Incentivi al funzionamento possono essere autorizzati dalla Commissione europea soltanto per le piccole e medie imprese, per un periodo massimo di tre esercizi di bilancio delle imprese.

Tenendo conto dei limiti stringenti posti dalla Commissione europea, il DDL approvato dal Consiglio Regionale della Calabria il 25 settembre 2015 prevede che gli incentivi agli investimenti siano concessi nei limiti delle risorse stabilite e nel rispetto della disciplina comunitaria sugli aiuti di stato a finalità regionale formulati nel regolamento 652/2014 del 16 settembre 2014. L’agevolazione, espressa in equivalente sovvenzione lorda, potrà essere goduta dall’impresa, fino alla concorrenza del valore del contributo concesso, in una o più delle seguenti forme:

– riduzione delle imposte sui redditi nella misura massima del 50% dell’importo dovuto per ciascun esercizio;

– riduzione dell’imposta regionale sulle attività produttive nella misura massima del 50% dell’importo dovuto per ciascun esercizio;

– riduzione dell’IMU e della TARSU per gli immobili posseduti dalle stesse imprese e utilizzati per l’esercizio dell’attività economica;

– riduzione dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico delle aziende nella misura del 50%, solo per i contratti di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato per almeno 12 mesi.

Queste agevolazioni potranno essere concesse soltanto fino al 31 dicembre 2022, eventualmente adeguandole alla normativa europea in materia di aiuti di stato applicabile successivamente al 31 dicembre 2020. Incentivi al funzionamento, non specificati, potranno essere previsti, previa autorizzazione della Commissione europea, soltanto per le piccole e medie imprese, per un periodo massimo di tre anni.

Le risorse necessarie per la copertura finanziaria del progetto sono state stimate dal Consiglio Regionale in circa 164 milioni di euro. Opportunamente, però, è stato messo in evidenza che le agevolazioni fiscali concesse alle nuove attività stimolate dalla ZES non costituirebbero un onere effettivo per la finanza pubblica, poichè in assenza della ZES queste attività non ci sarebbero e, quindi, non ci sarebbero neppure le relative entrate fiscali per imposte e contributi. In effetti, l’impatto effettivo sulla finanza pubblica sarebbe probabilmente in complesso positivo, se si tiene conto sia delle imposte e contributi che comunque sarebbero pagati, sia pur parzialmente, anche dalle imprese incentivate, sia delle imposte e contributi che pagherebbero i lavoratori impiegati nelle nuove attività incentivate. Il potere di acquisto generato dalle attività incentivate genererebbe, inoltre, una domanda aggiuntiva di prodotti calabresi e, quindi, ulteriori aumenti di occupazione, reddito ed entrate tributarie e contributive.

Antonio Aquino

Antonio Aquino

Professore Emerito di Economia Politica presso il Dipartimento di Economia Statistica e Finanza DESF "Giovanni Anania" dell'Università della Calabria. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università L. Bocconi di Milano nel 1970. PhD presso la London School of Economics. Nel 1987 ha ricevuto il Premio Saint Vincent per l’economia.

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