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Dinamiche dell’export calabrese: il ruolo dell’agroindustria in Calabria

by Francesco Aiello e Valeria Pupo
08/07/2026
in Conti Economici Regionali, Innovazione e Ricerca, Internazionalizzazione
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Dinamiche dell’export calabrese: il ruolo dell’agroindustria in Calabria

Two researches man and woman examine greenery with a tablet in an all white greenhouse

Il superamento del miliardo di euro di esportazioni rappresenta un risultato importante per l’economia calabrese. Ma per comprendere davvero cosa stia cambiando occorre guardare alla composizione dell’export. I dati mostrano che una parte rilevante di questa dinamica è riconducibile alla crescente capacità competitiva dell’agroindustria regionale.

Il recente Rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Calabria evidenzia che nel 2025 le esportazioni regionali hanno superato, per la prima volta, la soglia del miliardo di euro. Si tratta di un risultato simbolicamente importante, che conferma una dinamica positiva ormai in atto da diversi anni.

Tuttavia, il dato complessivo racconta solo una parte della storia. Per comprendere da dove derivi questa crescita è però necessario andare oltre il dato aggregato riportato dalla Banca d’Italia e analizzare, utilizzando i dati ISTAT sul commercio estero, la composizione delle esportazioni regionali e la loro evoluzione nel tempo.

La prima evidenza è che la Calabria esporta prevalentemente prodotti manifatturieri. Nel 2024, su circa 931 milioni di euro di esportazioni complessive, oltre 850 milioni provenivano dall’industria manifatturiera (Figura 1). Più del 90 per cento delle vendite all’estero è, dunque, riconducibile alle produzioni di un settore, mentre il contributo degli altri comparti rimane quantitativamente molto più contenuto. Non si tratta di un dato sorprendente. Nelle economie regionali di piccole dimensioni, caratterizzate da una domanda interna limitata e da un peso rilevante dei settori rivolti al mercato locale, la crescita di lungo periodo dipende dalla capacità di sviluppare attività in grado di competere oltre i confini regionali e nazionali. È proprio questa la funzione economica del settore manifatturiero e, sempre più, dei servizi avanzati: ampliare la base della domanda, intercettare mercati esterni e alimentare processi di maggiore produttività e innovazione che difficilmente possono essere sostenuti da attività rivolte esclusivamente al mercato locale. In questo quadro, il forte peso della manifattura nelle esportazioni calabresi rappresenta non solo una fotografia della struttura dell’export regionale, ma anche un’indicazione della direzione lungo la quale possono consolidarsi percorsi di sviluppo più duraturi.

Diventa, quindi, cruciale capire cosa muova davvero questa crescita. Un dato interessante, all’interno delle esportazioni calabresi, è il ruolo crescente dell’agroindustria.  Le esportazioni del comparto sono passate da circa 108 milioni di euro nel 2016 a oltre 362 milioni nel 2024. In appena otto anni il loro valore è più che triplicato, registrando una crescita significativamente più intensa di quella dell’export complessivo regionale (al netto delle esportazioni agroalimentari, le esportazioni calabresi sono passate da 307 mln di euro del 2016 a 569 mln del 2024, +85,3%) (Figura 1). Questo andamento suggerisce che l’agroindustria non stia semplicemente beneficiando della favorevole dinamica delle esportazioni totali, ma stia progressivamente rafforzando la competitività internazionale della Calabria. Non si tratta, dunque, di un mero incremento quantitativo delle vendite all’estero, bensì del consolidamento di intere filiere produttive che mostrano una crescente capacità di trasformare risorse agricole in prodotti ad alto valore aggiunto, in grado di competere con continuità sui mercati extra-regionali e internazionali.

Figura 1

Naturalmente, questi risultati vanno interpretati con cautela. Le esportazioni agroalimentari calabresi rappresentano ancora una quota modesta sia del PIL regionale sia dell’export nazionale. Il punto, tuttavia, non è tanto la dimensione raggiunta, quanto la direzione del cambiamento in atto. In quest’ottica, l’uso dei numeri indice è molto utile perché consente di effettuare un confronto tra  le diverse dinamiche indipendentemente dai volumi di partenza. Ponendo pari a 100 il livello del 2020, nel 2024 l’indice dell’export agroalimentare calabrese raggiunge quota 262, mentre è pari a 159 per l’Italia, e 161 per il Mezzogiorno (al netto dei dati della Calabria) (Figura 2). In altri termini, nel periodo successivo alla pandemia la crescita delle esportazioni agroalimentari calabresi è stata nettamente superiore sia a quella nazionale sia a quella delle altre regioni meridionali. È, tuttavia, fisiologico che economie o comparti già fortemente orientati ai mercati esteri presentino margini di crescita percentuale più contenuti, mentre realtà che partono da livelli ancora modesti possano registrare dinamiche molto più sostenute. Rimane il dato di fatto che l’evidenza empirica è coerente con l’ipotesi che il vantaggio competitivo dell’agroalimentare regionale non sia episodico, ma stia assumendo caratteristiche più strutturali.

Figura 2

Una conseguenza naturale di questa dinamica è il progressivo aumento del peso dell’agroalimentare calabrese nei mercati di riferimento. Tra il 2020 e il 2024 la quota delle esportazioni agroalimentari regionali sul totale nazionale è passata dallo 0,48 allo 0,79 per cento. Nello stesso periodo, la quota della Calabria sull’export agroalimentare del Mezzogiorno è aumentata dal 2,9 al 4,8 per cento (Figura 3). Pur trattandosi ancora di valori contenuti, l’incremento è significativo e documenta un rafforzamento della presenza competitiva della regione sia nel contesto nazionale sia all’interno dello stesso Mezzogiorno.

Figura 3

Questa progressione conferma che il dinamismo dell’agroalimentare calabrese non dipende semplicemente dall’espansione generale dell’export italiano, ma segnala un effettivo e strutturale  miglioramento del posizionamento del settore sui mercati esteri.

L’agroalimentare presenta, inoltre, una caratteristica che lo rende particolarmente interessante nel caso calabrese. A differenza di altre specializzazioni industriali, esso valorizza risorse radicate nel territorio: produzioni agricole di qualità, biodiversità, tradizioni alimentari, competenze produttive e marchi riconosciuti. Quando tali risorse vengono integrate con attività di trasformazione industriale, logistica, commercializzazione e marketing, il valore aggiunto trattenuto nella regione aumenta sensibilmente. Diversamente da altri settori manifatturieri, nei quali una parte rilevante degli input produttivi proviene dall’esterno , l’agroindustria può attivare filiere più lunghe e integrate, generando effetti moltiplicativi che coinvolgono, in prima battuta, il settore agricolo, ma anche i servizi e le attività connesse.

È proprio questo il punto centrale. La competitività internazionale nasce dalla capacità di incorporare conoscenza, qualità, innovazione e organizzazione nei beni esportati. L’agroalimentare che cresce è, quindi, quello che investe nella trasformazione industriale di materie prime, nella certificazione della qualità, nella costruzione di marchi forti e nella stabilità dei canali commerciali esteri. In quest’ottica, lo sviluppo dell’agroalimentare non contrasta con la necessità di rafforzare il peso dell’industria nell’economia regionale, ma ne rappresenta una concreta declinazione. Si tratta, infatti, di un settore che è a tutti gli effetti un nucleo centrale della manifattura calabrese e il legame con il territorio non è un limite, ma un volano per generare valore, a patto di operare su scala internazionale e con logiche di rete moderne.

Questa lettura è coerente con una riflessione pubblicata nel 2017, in occasione dell’istituzione della Zona Economica Speciale di Gioia Tauro. In quel contesto si osservava come gli incentivi, da soli, non sarebbero stati sufficienti a generare sviluppo duraturo se non accompagnati dalla crescita di filiere produttive strettamente collegate alle risorse del territorio. L’agroindustria veniva indicata come uno degli esempi più promettenti, proprio perché capace di trasformare produzioni agricole locali in beni destinati ai mercati nazionali e internazionali. A distanza di alcuni anni, la dinamica dell’export sembra offrire elementi che rafforzano quella prospettiva.

Le implicazioni di policy sono evidenti. Se si intende rafforzare l’agroalimentare come uno dei punti di forza della competitività regionale, gli investimenti devono concentrarsi sulla modernizzazione dell’intera filiera. Sarà, quindi, necessario rafforzare la ricerca applicata, orientandola ai fabbisogni tecnologici delle imprese, promuovere l’innovazione di processo e di prodotto, accelerare la digitalizzazione e potenziare  la logistica e i servizi per l’internazionalizzazione. In questo percorso, un ruolo cruciale spetta alla nascita di nuove competenze manageriali e tecniche, da coltivare attraverso una sinergia sistematica tra le imprese, le università e i centri di ricerca del territorio. Non si tratta soltanto di produrre di più, ma di produrre meglio, aumentando il valore incorporato in ogni bene esportato.

La Calabria ha spesso cercato il proprio futuro inseguendo modelli di sviluppo costruiti altrove. I dati suggeriscono, invece, che una parte della risposta potrebbe trovarsi proprio nella capacità di valorizzare in chiave moderna e competitiva le proprie specializzazioni produttive. L’agroalimentare non rappresenta certamente l’unica fonte possibile di sviluppo regionale e, da solo, non potrà colmare i divari che ancora separano la Calabria dalle aree più avanzate del Paese. Ma la dinamica osservata negli ultimi anni mostra che esiste una filiera capace di crescere, conquistare quote di mercato e competere oltre i confini regionali.

Più che un punto di arrivo, queste tendenze tracciano un’indicazione di percorso che, hic et nunc, definisce la direzione da seguire. Se sostenuto da innovazione, capitale umano altamente qualificato (Master II) e investimenti nella trasformazione industriale, il settore può consolidarsi ulteriormente come uno dei pilastri di una strategia fondata sulla proiezione internazionale e sulla capacità di creare valore. In fondo, il traguardo del miliardo di euro di esportazioni non rappresenta soltanto una soglia statistica: è il segnale che il sistema produttivo calabrese può competere con successo sui mercati globali. La sfida, ora, è trasformare questo dinamismo in un processo strutturale di crescita.


Questa nota è stata pubblicata su Il Quotidiano del Sud con il titolo “L’export agroalimentare cresce: una rotta chiara per l’economia calabrese” (Edizione del 7 luglio 2026)


 

Francesco Aiello

Francesco Aiello

Francesco Aiello è Professore Ordinario di Politica Economica e Direttore del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza "Giovanni Anania" dell’Università della Calabria. È membro del Senato Accademico dell’Università della Calabria e componente della Commissione per la Ricerca, Università e Valutazione (CURV) della Società Italiana di Economia. È stato componente della Commissione Nazionale per l’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), Settore Concorsuale 13/A2 – Politica Economica, nel triennio 2021-2023. Attualmente insegna "Politica Economica" al corso di Laurea in Economia ed "Economia Internazionale" al corso di Laurea Magistrale in Economia e Commercio. La sua attività di ricerca è centrata sui temi della Ricerca e dell’Innovazione, Twin Transition, dei divari di sviluppo in Italia e in Europa, sull’analisi micro-econometrica dell’efficienza e della produttività e sulla valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche. È responsabile scientifico di progetti di ricerca nazionali ed europei. È autore di numerosi saggi scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali. Accanto all’attività prettamente accademica, si interessa di economia locale e di attività di divulgazione economica. Nell’estate del 2015 ha fondato OpenCalabria.com, uno spazio dedicato ai temi di economia e politica dello sviluppo del Mezzogiorno e della Calabria.

Valeria Pupo

Valeria Pupo

Valeria Pupo è professoressa associata di Economia applicata. Ha conseguito un Master in Economics and Finance e il dottorato di ricerca in Economia Politica all’Università di Napoli "Federico II". Le sue attività di ricerca si focalizzano principalmente su Innovazione produttività, Trasferimento tecnologico, Imprese familiari, Valutazione di politiche pubbliche. Ha fatto parte di diversi gruppi di ricerca, finanziati mediante bandi competitivi. Tra gli incarichi istituzioni più rilevanti si segnala la delega Rettore per l’Orientamento in itinere (dal 2019 al 2025), la delega del Dipartimento per la didattica (dal 2025), per l’Orientamento (2018-2020), per l’Assicurazione della Qualità della Ricerca (2015-2018) e per la Ricerca e il Trasferimento Tecnologico (2013-2015). E' Direttrice del Master II livello in Innovazione e Sostenibilità nel settore Agroindustriale presso il DESF dell'UniCal.

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