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La Calabria del 2025: tra crescita congiunturale e sviluppo strutturale

by Francesco Aiello
20/06/2026
in Conti Economici Regionali, Istituzioni, Istruzione e Formazione, Lavoro e Occupazione, Mezzogiorno, Settori produttivi, Società e Demografia
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La Calabria del 2025: tra crescita congiunturale e sviluppo strutturale

Il Rapporto della Banca d’Italia documenta una Calabria che nel 2025 cresce più della media nazionale. Ma gli andamenti positivi di uno o pochi anni non coincidono necessariamente con lo sviluppo economico. Per capire se la regione sta davvero riducendo i propri divari occorre guardare ai fattori che alimentano la crescita nel lungo periodo: produttività, innovazione, capitale umano, qualità della struttura produttiva e capacità di competere nei mercati internazionali.

Il Rapporto della Banca d’Italia sull’Economia della Calabria restituisce per il 2025 un quadro congiunturale complessivamente positivo. Il prodotto regionale è cresciuto dell’1,1 per cento, un valore superiore a quello osservato nel Mezzogiorno e nel Paese. Le esportazioni hanno continuato ad aumentare, superando il miliardo di euro; il porto di Gioia Tauro ha raggiunto un nuovo massimo storico nella movimentazione dei container; il turismo ha registrato una crescita significativa delle presenze, soprattutto straniere; l’occupazione è aumentata più che nelle aree di confronto; la spesa pubblica in conto capitale ha continuato a espandersi.

Sono risultati importanti e vanno letti per ciò che sono: segnali di vitalità di un’economia regionale che, nel 2025, ha beneficiato di una fase favorevole in diversi comparti. La questione economicamente più rilevante, tuttavia, non è soltanto misurare la crescita di un anno. È comprendere se questa crescita stia modificando i fattori che determinano la capacità di sviluppo nel lungo periodo. In altre parole, occorre chiedersi se i miglioramenti osservati nel 2025 rappresentino una buona performance congiunturale oppure l’inizio di una trasformazione strutturale dell’economia calabrese.

È su questo secondo piano che il Rapporto offre molti elementi di estremo interesse. La crescita economica di lungo periodo non dipende soltanto dall’aumento temporaneo della domanda o dell’occupazione, ma dalla capacità di un territorio di accrescere produttività, innovazione, capitale umano, apertura internazionale e qualità della struttura produttiva. In altri termini, non conta solo quanto un’economia cresce in un singolo anno, ma da quali basi produttive e tecnologiche nasce quella crescita. La produttività rappresenta, infatti, il principale motore della crescita del reddito nel lungo periodo: è attraverso l’aumento della capacità di produrre più valore con le stesse risorse che le economie riescono a sostenere salari più elevati, investimenti e benessere diffuso.

Da questo punto di vista, il dato sulle esportazioni è emblematico. Nel 2025 l’export calabrese è aumentato del 10,8 per cento, a fronte di una riduzione dell’1,2 per cento nel Mezzogiorno e di una crescita del 3,3 per cento in Italia. È un risultato molto positivo. Tuttavia, l’incidenza delle esportazioni sul PIL regionale, pur essendo salita dall’1,6 al 2,5 per cento dal 2021, resta ancora molto contenuta rispetto al 13 per cento del Mezzogiorno e al 29 per cento dell’Italia. La Calabria, dunque, esporta di più, ma rimane ancora scarsamente integrata nei mercati esterni.

Questo punto è centrale. Nelle economie regionali avanzate, la presenza sui mercati internazionali è spesso associata a maggiore produttività, innovazione, apprendimento organizzativo e capacità di competere. L’aumento dell’export calabrese è, quindi, una buona notizia, ma il livello ancora basso del rapporto tra esportazioni e PIL mostra che la base esportatrice regionale resta limitata. La sfida non è soltanto superare la soglia psicologica del miliardo di euro di vendite all’estero, ma ampliare stabilmente il numero e la qualità delle imprese capaci di operare nei mercati nazionali e internazionali.

Anche la struttura settoriale dell’economia suggerisce cautela. Nel 2024 i servizi rappresentavano oltre l’80 per cento del valore aggiunto regionale, mentre l’industria in senso stretto pesava poco più del 7 per cento. L’industria manifatturiera, che nelle economie moderne continua a rappresentare uno dei principali veicoli di innovazione, esportazione e diffusione del progresso tecnologico, rimane una componente relativamente contenuta dell’economia calabrese. Nonostante il crescente peso dei servizi, è ancora nella manifattura che tendono a concentrarsi molte delle attività capaci di generare aumenti persistenti di produttività. All’interno della manifattura, il comparto alimentare rappresenta quasi il 28 per cento del valore aggiunto manifatturiero, confermando l’importanza strategica dell’agroindustria, ma anche la necessità di rafforzare altri segmenti produttivi tecnologicamente avanzati.

Il tema della dimensione d’impresa rafforza questa lettura. Il Rapporto segnala un lieve irrobustimento del sistema produttivo regionale, ma conferma anche che la Calabria resta fortemente polarizzata su realtà di piccola scala. Tra il 2014 e il 2023 la quota di addetti nelle imprese con meno di 10 lavoratori è scesa dal 60 al 55 per cento, ma resta ancora molto superiore alla media nazionale, pari al 29 per cento. Nello stesso periodo la dimensione media delle imprese calabresi è aumentata da 4,3 a 4,9 addetti, contro i 9,1 dell’Italia. È un miglioramento, ma non ancora un cambiamento di scala.

La piccola dimensione non è di per sé un limite assoluto. Può diventarlo, però, quando riduce la capacità di investire, innovare, esportare, assumere competenze qualificate e partecipare a reti produttive complesse. Per questo è interessante il riquadro del Rapporto della Banca d’Italia dedicato alle relazioni tra piccole imprese regionali e multinazionali. Tra il 2019 e il 2023 circa il 68 per cento del valore aggiunto generato dalle micro e piccole società calabresi non appartenenti a gruppi è riconducibile a imprese direttamente connesse, come fornitrici o clienti, a grandi multinazionali attive nel Paese. Inoltre, i flussi di cassa operativi medi delle imprese connesse risultano superiori a quelli delle imprese non connesse: 5,5 contro 4,3 euro ogni 100 euro di attivo. In una regione caratterizzata dalla prevalenza di micro e piccole imprese, la connessione con imprese leader e reti produttive esterne può rappresentare un canale cruciale di trasferimento di conoscenze, competenze organizzative e opportunità di mercato.

Questo dato suggerisce una lezione importante: anche in una regione caratterizzata da imprese piccole, le connessioni produttive contano. Le relazioni con imprese più grandi, mercati più ampi e catene del valore più strutturate possono generare vantaggi in termini di liquidità, organizzazione e capacità finanziaria. Una politica industriale regionale dovrebbe guardare con attenzione a questi meccanismi, favorendo l’inserimento delle imprese locali in reti produttive più dense e meno isolate.

Il nodo più rilevante resta però quello dell’innovazione. Il Rapporto mostra che nel periodo 2019-2024 l’intensità brevettuale della Calabria è stata tra le più basse del Paese: il numero di brevetti rapportato alla popolazione è dieci volte inferiore alla media italiana. Il divario dipende anche dalla minore dotazione di ricercatori, pari a 92 ogni 100.000 abitanti contro 280 in Italia, ma non solo. La Banca d’Italia segnala, infatti, anche una più bassa produttività dell’attività di ricerca e un minore impatto tecnologico dei brevetti registrati.

Il dato sulle citazioni è particolarmente significativo. Le citazioni medie per brevetto in Calabria risultano inferiori di quasi il 70 per cento rispetto al corrispondente valore EPO; circa un terzo dei brevetti regionali non riceve alcuna citazione; solo il 2,2 per cento rientra nel decimo più citato della distribuzione europea. Questo significa che il problema non è soltanto produrre pochi brevetti. Il problema è anche trasformare ricerca e conoscenza in innovazioni capaci di generare impatto economico e tecnologico. In assenza di questo passaggio, il capitale di conoscenza accumulato nei territori fatica a tradursi in investimenti, nuove produzioni e crescita della produttività.

La stessa cautela emerge dagli investimenti in tecnologie avanzate. Nel 2025 circa due terzi delle imprese industriali del campione analizzato dalla Banca d’Italia non hanno effettuato alcuna spesa in tecnologie avanzate e solo poco più di un decimo vi ha destinato almeno il 20 per cento del totale investito. Anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e della robotica nei processi produttivi rimane basso. Questo dato è rilevante perché chiarisce la natura della sfida: la Calabria non deve soltanto aumentare gli investimenti, ma orientarne una quota crescente verso tecnologie, competenze e processi capaci di innalzare la produttività.

Un discorso analogo riguarda il turismo. Il Rapporto evidenzia dati positivi, confermati da numerosi approfondimenti recenti su questo portale; nel 2025 le presenze turistiche sono aumentate dell’11,6 per cento, con una crescita del 28,5 per cento della componente straniera; gli aeroporti regionali hanno superato per la prima volta i 4 milioni di passeggeri; la spesa turistica incide sui consumi interni più che nella media nazionale. Si tratta di risultati rilevanti, soprattutto in una regione con un patrimonio naturale, costiero e culturale ancora non pienamente valorizzato.

Tuttavia, anche in questo caso la lettura economica deve distinguere tra espansione del settore e capacità di generare sviluppo. Il turismo calabrese resta fortemente concentrato sulle aree costiere, presenta una stagionalità elevata e continua a dipendere in misura rilevante dalla domanda domestica. Inoltre, nel comparto dell’ospitalità, tra il 2014 e il 2023 il valore aggiunto reale è cresciuto soltanto del 2,2 per cento, mentre il numero degli addetti è aumentato del 32 per cento. Questo scarto indica che l’espansione del settore si è tradotta più in aumento dell’occupazione che in crescita della produttività del lavoro.

Il punto non è ridimensionare il turismo. Al contrario, il turismo è una componente importante con elevati margini di miglioramento per supportare ulteriormente l’economia regionale. Ma proprio per questo occorre evitare una lettura semplificata. Un turismo stagionale, concentrato territorialmente e caratterizzato da lavoro a bassa retribuzione, può generare occupazione, ma difficilmente può diventare da solo il motore di una crescita duratura. La sfida è aumentare il valore prodotto da ogni presenza turistica, qualificare l’offerta, allungare la stagione, rafforzare i collegamenti con cultura, agroalimentare, servizi avanzati e aree interne.

Anche il mercato del lavoro conferma la necessità di distinguere quantità e qualità della crescita. Nel 2025 il tasso di occupazione è salito al 46,4 per cento, ma resta molto inferiore alla media nazionale. Il tasso di disoccupazione è sceso al 9,8 per cento, con un miglioramento significativo, ma il tasso di attività è rimasto stabile al 51,7 per cento, contro il 66,7 per cento dell’Italia. La Calabria, dunque, crea occupazione, ma continua a mobilitare una quota troppo bassa della popolazione in età lavorativa. È un vincolo strutturale, perché riduce la base produttiva, il reddito disponibile e la possibilità di accumulare competenze nel territorio.

La spesa pubblica rappresenta un ulteriore elemento decisivo. Nel 2025 la spesa primaria totale degli enti territoriali calabresi è aumentata del 9,4 per cento, più che nelle Regioni a statuto ordinario e in Italia. La spesa in conto capitale è cresciuta del 44,3 per cento e gli investimenti fissi lordi del 31,3 per cento. Inoltre, alla Calabria risultavano assegnati 5,7 miliardi di euro di risorse PNRR, pari a 3.120 euro pro capite, contro i 2.471 della media italiana. Si tratta di una massa finanziaria rilevante, potenzialmente in grado di incidere sulle condizioni dello sviluppo regionale.

Ma anche qui la questione economica è chiara: la spesa pubblica produce sviluppo duraturo solo se si traduce in capacità produttiva, qualità dei servizi, infrastrutture efficienti, capitale umano e maggiore produttività. L’aumento degli investimenti pubblici è, quindi, una condizione favorevole, non un risultato finale. La differenza tra spesa e sviluppo dipenderà dalla capacità di progettare, realizzare e gestire interventi che modifichino stabilmente i vincoli dell’economia regionale.

Il riquadro del Rapporto sulle politiche regionali per la ricerca e l’innovazione va letto in questa prospettiva. Tra il 2018 e il 2025 il finanziamento destinato dalle amministrazioni locali calabresi alle attività di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione è stato pari a 205 milioni di euro, corrispondenti a 551 progetti. Gli interventi con coinvolgimento delle imprese sono stati 328, pari a circa il 60 per cento sia delle iniziative sia delle risorse. Sono numeri importanti, che mostrano l’esistenza di una base di policy. Ma il divario brevettuale e tecnologico documentato dal Rapporto indica che la sfida è trasformare queste risorse in risultati osservabili: più innovazione, più imprese capaci di assorbirla, più competenze e più produttività.

Il Rapporto della Banca d’Italia consente, dunque, una lettura equilibrata. Da un lato, la Calabria del 2025 non è ferma: cresce il PIL, aumenta l’occupazione, migliorano le esportazioni, avanzano gli investimenti pubblici, si rafforzano il turismo e la logistica portuale. Dall’altro lato, i nodi dello sviluppo restano evidenti: bassa apertura internazionale, debole peso della manifattura, piccola dimensione d’impresa, limitata capacità innovativa, bassa produttività della ricerca e partecipazione al lavoro ancora insufficiente.

La conclusione non è che i segnali positivi siano irrilevanti. Sarebbe una lettura sbagliata. La conclusione è che questi risultati vanno interpretati dentro una prospettiva di crescita di lungo periodo. La Calabria non ha soltanto bisogno di crescere per qualche anno più della media nazionale. Ha bisogno di modificare la composizione della crescita, aumentando il peso dei settori e delle funzioni che generano produttività, innovazione, salari più elevati e maggiore capacità di competere nei mercati esterni.

Non è un caso che gli approfondimenti tematici contenuti nello stesso Rapporto si concentrino proprio sulla capacità innovativa delle imprese, sulla qualità dei brevetti, sulle relazioni tra piccole imprese e multinazionali, sulle politiche di sostegno alla ricerca e all’innovazione e sull’evoluzione del settore turistico. Si tratta di temi che, pur diversi tra loro, richiamano tutti i principali fattori che la teoria economica associa alla crescita della produttività e alla competitività di lungo periodo.

Per questo, il messaggio più importante del Rapporto non è semplicemente che la Calabria è cresciuta nel 2025. Il messaggio più rilevante è che la crescita c’è, ma deve essere trasformata in sviluppo. Le economie non convergono perché crescono per uno o due anni più della media. Convergono quando aumentano in modo duraturo la produttività, la capacità innovativa, il capitale umano e la presenza nei mercati esterni. Non va dimenticato, infatti, che il PIL pro capite regionale continua a collocarsi poco sopra il 58 per cento della media nazionale, segnalando quanto il percorso di convergenza resti ancora incompleto. È proprio alla luce di questo divario che i risultati del 2025 vanno letti come un’opportunità: la possibilità di trasformare una fase congiunturale favorevole in una traiettoria stabile di sviluppo e di riduzione delle distanze che ancora separano la Calabria dalle aree più avanzate del Paese.


Una versione ridotta di questa nota è stata pubblicata sul Quotidiano del Sud (Edizione del 19/06/26) con il seguente titolo “La Calabria cresce. Ora deve cambiare struttura”.


 

Francesco Aiello

Francesco Aiello

Francesco Aiello è Professore Ordinario di Politica Economica e Direttore del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza "Giovanni Anania" dell’Università della Calabria. È membro del Senato Accademico dell’Università della Calabria e componente della Commissione per la Ricerca, Università e Valutazione (CURV) della Società Italiana di Economia. È stato componente della Commissione Nazionale per l’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), Settore Concorsuale 13/A2 – Politica Economica, nel triennio 2021-2023. Attualmente insegna "Politica Economica" al corso di Laurea in Economia ed "Economia Internazionale" al corso di Laurea Magistrale in Economia e Commercio. La sua attività di ricerca è centrata sui temi della Ricerca e dell’Innovazione, Twin Transition, dei divari di sviluppo in Italia e in Europa, sull’analisi micro-econometrica dell’efficienza e della produttività e sulla valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche. È responsabile scientifico di progetti di ricerca nazionali ed europei. È autore di numerosi saggi scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali. Accanto all’attività prettamente accademica, si interessa di economia locale e di attività di divulgazione economica. Nell’estate del 2015 ha fondato OpenCalabria.com, uno spazio dedicato ai temi di economia e politica dello sviluppo del Mezzogiorno e della Calabria.

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