Davvero le politiche regionali contano per l’economia? E se sì, in che misura? La risposta a queste domande è abbastanza semplice: le politiche economiche regionali possono contare molto o poco, a seconda dei casi. Incidono poco, forse in misura affatto trascurabile, sugli andamenti annuali della produzione e dell’occupazione. Servono, invece, a realizzare alcune condizioni di “contesto” che favoriscono, anche se non determinano, gli investimenti delle imprese. Il ruolo della politica regionale è, però, cruciale in alcuni settori che hanno poco a che fare con l’economia e molto con i diritti sociali e civili.

L’ininfluenza delle politiche regionali. Nel breve periodo, le economie sono soggette a fluttuazioni più o meno ampie: fasi di espansione si alternano ad altre di rallentamento e, talvolta, di recessione. La figura 1 illustra gli andamenti annui del Pil della Calabria, del Mezzogiorno e dell’Italia nel periodo 1996-2016.

Figura 1. Fluttuazioni del Pil in Calabria, nel Mezzogiorno e in Italia, 1996-2016.

Tassi di crescita annui (%) su valori concatenati. Fonte: Elaborazione su dati Svimez.

Le fasi di espansione e di diminuzione della produzione sono abbastanza sincronizzate: quando l’Italia cresce, anche il Mezzogiorno e la Calabria tendono a crescere; lo stesso si verifica nei periodi di rallentamento o recessione. Il livello dell’attività economica della Calabria segue, grosso modo, lo stesso andamento del resto del paese, sebbene le sue fluttuazioni siano mediamente più ampie. Ciò si spiega essenzialmente con il fatto che la Calabria è economicamente molto piccola (il suo Pil è di circa 32 miliardi di euro, il 9 per cento di quello della Lombardia), e ha una struttura produttiva in cui l’agricoltura ha un peso relativamente elevato.

Andamenti simili a quelli del Pil si osservano anche per gli indicatori del mercato del lavoro. La figura 2 mostra, per esempio, come esista uno stretto legame tra le variazioni nei tassi di occupazione in Calabria e in Italia. Quanto detto finora può essere esteso ad altri indicatori e settori. Per esempio, i prestiti bancari a famiglie e imprese presentano dinamiche correlate al ciclo economico complessivo. I risultati positivi, registrati nell’ultimo biennio in tutte le regioni italiane, attestano come anche il movimento turistico sia influenzato dalla congiuntura economica e da fattori nazionali e internazionali.

Figura 2. Andamento dell’occupazione in Calabria e in Italia, 2008-2017

Variazioni annue dei tassi di occupazione, 20008-2017 (II). Fonte: Elaborazione su dati Istat.

Le economie regionali seguono andamenti simili perché sono interdipendenti. Una regione non è una “monade”, un microcosmo chiuso alle relazioni esterne. Tutt’altro: risente di ciò che accade nel paese di cui fa parte che, a sua volta, è influenzato da ciò che accade nel resto del mondo. Ciò vale per tutte le regioni, in particolare per quelle economicamente piccole (e fortemente dipendenti dai trasferimenti esterni di risorse) come la Calabria. L’andamento delle economie regionali è influenzato dal ciclo economico complessivo e, naturalmente, anche dalle politiche economiche attuate dal governo e dalla Banca Centrale. Per usare una metafora, le fluttuazioni economiche agiscono come una marea che, a seconda delle fasi in cui si trova, solleva o abbassa tutte le barche. Nei confronti di questa marea, le politiche regionali possono fare ben poco.

Ciò che le politiche possono fare. Mentre le politiche regionali non influenzano la congiuntura economica, possono creare condizioni favorevoli allo sviluppo locale. Gli ambiti d’intervento sono diversi: infrastrutture e logistica; territorio e ambiente; risorse culturali; innovazione e ricerca. Gli investimenti pubblici in questi e altri ambiti realizzano alcune precondizioni per lo sviluppo, non lo determinano automaticamente. Perché effettivamente si generi reddito e occupazione sono necessari gli investimenti privati, e questi dipendono da fattori di mercato che non sono direttamente governabili dalle politiche.

C’è anche un’altra ragione per la quale le politiche regionali non possono, da sole, determinare lo sviluppo. Nell’epoca della globalizzazione, dell’integrazione economica, nazioni e regioni sono esposte a una crescente competizione internazionale. Una competizione spesso impari, specie quando si gioca sui livelli di tassazione e sul costo del lavoro. Rispetto ad altre regioni europee, il Mezzogiorno non gode di particolari vantaggi competitivi, anzi presenta alcuni svantaggi. È necessario che la sua capacità di attrarre investimenti migliori. Il rischio è che divenga sempre più marginale nello scenario europeo.

Le responsabilità della politica. In sintesi, le politiche regionali non possono determinare la congiuntura economica; possono, invece, creare condizioni favorevoli agli investimenti, anche se ciò non garantisce lo sviluppo economico. Il ruolo dei governi regionali è, però, fondamentale in altri ambiti che, pur avendo a che fare con l’economia, riguardano più direttamente i diritti di cittadinanza. Tra questi, c’è ne è uno di primaria importanza: la sanità.

Nel nostro paese, le competenze in materia sanitaria sono ripartite tra lo Stato, che fissa i livelli essenziali delle prestazioni, e le Regioni, cui spetta l’organizzazione e la gestione dell’assistenza. Anche se le prestazioni sanitarie dovrebbero essere uniformi su tutto il territorio nazionale, esistono forti disparità tra Nord e Sud. Disparità che riguardano l’organizzazione e l’efficienza dei servizi, ma anche la loro qualità media. Lo attestano le cifre della mobilità sanitaria: sono migliaia gli ammalati meridionali che, annualmente, si recano al Nord per curarsi. Secondo il Cergas (un centro di ricerca dell’Università Bocconi), nel 2016, un calabrese su sei si è ricoverato fuori regione, mentre il debito dovuto all’emigrazione sanitaria ha raggiunto 304 milioni di euro. Situazioni analoghe si registrano in altre regioni del Sud. I problemi e i guasti della sanità meridionale sono il risultato di anni di scelte erronee, inefficienze e clientele. Ecco, è proprio nei settori che più dipendono dalle competenze delle Regioni, che al Sud si sono accumulati i ritardi maggiori. Ed è qui che le responsabilità della politica appaiono più gravi.

Per approfondimenti

Le slides di Vittorio Daniele dell’evento La Calabria che «prova a rialzar la testa»

http://www.panoramasanita.it/2017/11/23/in-calabria-un-paziente-su-sei-si-ricovera-fuori-regione/

http://www.oecd.org/newsroom/persistenti-disparita-regionali-nella-qualita-dell-assistenza-sanitaria-tra-le-regioni-italiane.htm

Vittorio Daniele

Professore ordinario di Politica Economica all’Università Magna Graecia di Catanzaro. La sua attività di ricerca riguarda, principalmente, i divari regionali in Italia in prospettiva storica e il ruolo dei fattori culturali nello sviluppo economico
Vittorio Daniele