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Qualcosa di nuovo nel Mezzogiorno?

by Antonio Aquino
12/11/2017
in Istituzioni, Mezzogiorno, Settori produttivi
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Qualcosa di nuovo nel Mezzogiorno?

Le stime sull’economia del Mezzogiorno contenute nel rapporto Svimez 2017, presentato il 7 novembre, hanno innescato qualche ventata di ottimismo. Dal punto di vista dell’indicatore sintetico più comunemente utilizzato, il tasso di crescita del prodotto interno lordo, la novità di queste ultime stime appare modesta rispetto a quelle contenute nel volume della Banca d’Italia sull’Economia delle regioni italiane pubblicato il 22 luglio 2017: un aumento dallo 0,9% all’1% del tasso di crescita del PIL del Mezzogiorno nel 2016, e una diminuzione dallo 0,9 allo 0,8%  del tasso di crescita del PIL del Centro-Nord dell’Italia[1]. Queste stime aggiornate evidenziano tuttavia anche per il 2016 un certo recupero del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord che già si era verificato nel 2015 (+1,1% nel Mezzogiorno, +0,6% nel Centro-Nord), dopo 14 anni in cui l’economia del Mezzogiorno era cresciuta meno (fra il 2000 e il 2007) o si era contratta maggiormente (fra il 2007 e il 2014) dell’economia del Centro-Nord.

La novità più significativa del 2016, che già era stata evidenziata dalla Banca d’Italia nel mese di luglio,  é rappresentata dal fatto che nel 2016 il contributo più rilevante alla crescita del PIL del Mezzogiorno è stato fornito dalle attività industriali in senso stretto[2]. Secondo le stime della Banca d’Italia il valore aggiunto delle attività industriali in senso stretto nel 2016 sarebbe aumentato del 3,4% del Mezzogiorno e dell’1% nel Centro-Nord[3];  la Svimez ha ridotto al 3% la crescita per il Mezzogiorno e ha confermato all’1% la crescita per il Centro-Nord[4].

Queste stime evidenziano una novità molto interessante, dato che il valore aggiunto delle attività industriali in senso stretto fra il 2000 e il 2007 era aumentato soltanto  del 2,1% nel Mezzogiorno e del 7,5% nel Centro-Nord, e fra il 2007 e il 2015 era diminuito addirittura del 32% nel Mezzogiorno e dell’11,7% nel Centro-Nord. Queste attività sono particolarmente significative, poichè si tratta in gran parte di produzioni esposte alla concorrenza internazionale, la cui dinamica riflette quindi la competitività delle diverse regioni o paesi[5]. Per la prima volta dall’inizio degli anni duemila, la dinamica del valore aggiunto industriale sembra indicare quindi un sia pur lieve recupero di competitività del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord dell’Italia. A tale recupero potrebbero aver contribuito gli sgravi fiscali e contributivi che nel 2016 sembrano avere avuto un impatto occupazionale più forte nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord, sia globalmente, sia, soprattutto, nell’industria in senso stretto (+ 2,4% nel Mezzogiorno, + 0,4% nel Centro-Nord[6]). Se questa interpretazione ha qualche fondamento, il sia pur  leggero recupero delle attività industriali nel Mezzogiorno dovrebbe proseguire oltre il 2016, stimolato dalla conferma degli sgravi fiscali e contributivi per le nuove assunzioni nel Mezzogiorno.

Un altro segnale di miglioramento della competitività di alcune localizzazioni meridionali per attività a mercato internazionale é stato rappresentato dalla decisione di Almaviva di spostare 65 lavoratori di call center da Milano a Rende, revocata poi a seguito dell’intervento del Governo italiano. L’intervento del Governo volto a impedire un trasferimento di occupazione da una delle città italiane con più alto tasso di occupazione verso una delle città con più basso tasso di occupazione, evidenzia chiaramente le difficoltà politiche che in concreto si presentano nell’attuazione delle strategie di coesione  territoriale. Molto meno efficace sembra essere stato d’altronde l’intervento del Governo in difesa dei lavoratori di call center della Locride.

Image credits: ESA/NASA


[1] Banca d’Italia,  l’Economia delle regioni italiane nel 2016, Roma, luglio 2017,  pag. 7;  Svimez, Sintesi del Rapporto 2017,  pag. 4.

[2] L’industria in senso stretto é costituita per circa il 90% da  attività manifatturiere, e per il resto da estrazione di minerali da cave e miniere, fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, fornitura di acqua, reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento; l’industria in senso lato comprende anche le costruzioni.

[3] Banca d’Italia,  l’Economia delle regioni italiane nel 2016, Roma, luglio 2017,  pag. 14.

[4] Svimez, Sintesi del Rapporto 2017,  pag. 7.

[5] Tuttavia, per quel che riguarda le attività manifatturiere, che sono quelle più esposte alla concorrenza internazionale,  la differenza di crescita fra Mezzogiorno e Centro-Nord é stata più modesta che per le altre attività industriali in senso stretto: +2,2% nel Mezzogiorno e + 1% nel Centro-Nord per le manifatture, + 7,3% nel Mezzogiorno e +2,7% nel Centro-Nord per le altre attività industriali in senso stretto (Svimez, Sintesi del Rapporto 2017,  pag. 14).

[6] Svimez, Sintesi del Rapporto 2017,  pag. 13.

Antonio Aquino

Antonio Aquino

Professore Emerito di Economia Politica presso il Dipartimento di Economia Statistica e Finanza DESF "Giovanni Anania" dell'Università della Calabria. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università L. Bocconi di Milano nel 1970. PhD presso la London School of Economics. Nel 1987 ha ricevuto il Premio Saint Vincent per l’economia.

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