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I livelli essenziali di assistenza e la salute dei calabresi

by Domenico Marino
18/06/2018
in Conti Economici Regionali, Istituzioni, Società e Demografia
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I livelli essenziali di assistenza e la salute dei calabresi

I Lea (livelli essenziali di assistenza) sono “le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket)”. Ogni regione è tenuta ad erogare questi servizi e queste prestazioni secondo degli standard e garantendo l’accesso ai Lea al maggior numero possibile di persone. Poichè il rispetto dei Lea è un sinomino del rispetto del diritto alla salute, un livello insufficiente dei Lea testimonia che nella regione la sanità è al di sotto degli standard minini da raggiungire per garantire il diritto alla salute, di cui all’art. 32 della Costituzione Italiana.

I divari regionali e i Lea in Calabria La differenza nei livelli dei Lea fra le regioni italiane testinomia che la Sanità italiana è una sanità diseguale in cui accanto a sistemi sanitari regionali prossimi all’eccellenza convivono sistemi sanitari che faticano a competere anche con i sistemi sanitari dei paesi in via di sviluppo. La tabella 1 mette in evidenza i divari regionali fra i Lea delle regioni italiane.

 

Questi dati mostrano come la Calabria abbia insieme alla Campania la peggiore performance nel rispetto dei Lea. Parlare di Sanità di serie B è già eufemistico. Forse sarebbe più corretto parlare di sanità di serie C. Le tabella 2 e la figura 1 aiutano ad analizzare i dati più nel dettaglio.

Vanno segnalate, per la loro particolare rilevanza, le criticità relative all’indicatore Posti letto attivi in hospice sul totale dei deceduti per tumore (per 100) (0.45 vs 1), all’indicatore Percentuale parti cesarei primari (25.95% vs 20%) e all’indicatore Percentuale di pazienti (età 65+) con diagnosi di frattura del collo del femore operati entro 2 giornate in regime ordinario (26.56% vs 55%) e le criticità moderate relative all’indicatore Numero di posti equivalenti semiresidenziali in strutture che erogano assistenza ai disabili ogni 1.000 residenti.

Queste criticità rivelano la violazione del diritto fondamentale alla salute per delle categorie di persone in situazione di particolare fragilità come i malati di tumore, le gestanti, i disabili e gli anziani. Particolarmente significativo è l’indicatore relativo alle fratture di femore operati entro due giorni. La frattura di femore in soggetti anziani comporta un aumento del rischio di mortalità e di disabilità. Operare una frattura di femore entro due giorni riduce la mortalità e la morbilità del 25%. Se 1 paziente su 4 viene operato entro due giorni ciò significa che il 75% della popolazione anziana calabrese è condannato, nel caso di frattura del femore (patologia che interessa una fascia molto numerosa degli anziani) ad una morte prematura entro l’anno o ad una disabilità permanente che si sarebbe potuta evitare se semplicemente fossero stati rispettati i Lea (vedi al griglia LEA della Calabria).

Sintesi. Il quadro che emerge dal Rapporto Lea 2015 è devastante. Tutti coloro che si sono occupati di sanità hanno fallito nel loro compito e, al di là del rimpallo di responsabilità, avrebbero dovuto essere licenziati in tronco. Per la sanità calabrese occorre una rivoluzione, fatta da gente competente, tenendo conto che intervenendo oggi possiamo avere i risultati tra almeno due/tre anni. Quella della sanità diseguale è una grande ingiustizia che subiscono i calabresi. Bisogna intervenire subito su liste d’attesa e reingegnerazzione dei servizi ospedalieri. Occorre riprogettare e rendere efficiente la rete dell’emergenza-urgenza che, com’è fatta oggi, lascia senza assistenza quasi la metà della popolazione calabrese. Occorre riprogettare la rete dei servizi territoriali, valorizzando il ruolo dei medici di base e introducendo strumenti di teleassistenza e di telemedicina. Sono interventi a costo zero, che non necessitano di risorse aggiuntive, ma che hanno bisogno solo di capacità di programmazione e di competenza. Se da un lato si può ragionevolemte argomentare che le risorse finanziarie nella sanità calabrese non sono mai state poche e troppe volte sono state sprecate, dall’altro lato è possibile affermare che le risorse più scarse della burocrazia regionale sono da sempre state la bassa capacità di programmazione e la limitata competenza nella gestione del complesso sistema dei servizi sanitari regionali.

Unical

Domenico Marino

Domenico Marino

Domenico Marino, Professore associato di politica economica Presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Direttore del Centro Studi delle Politiche Economiche e Territoriali del Dip. Pau dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e Direttore del Master di II livello in Economia dello Sviluppo e delle Risorse Culturali, Territoriali e Ambientali.

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