Il mercato della droga. Per la criminalità, il mercato della droga è uno dei più redditizi. Si stima che nell’Unione europea si spendano tra i 21 e i 31 miliardi all’anno per droghe illegali. Quella più consumata in Europa (e al mondo) è la cannabis che, con i suoi derivati (hashish e marijuana), rappresenta il 38% del mercato al dettaglio, per un valore di 9 miliardi di euro annui. Il mercato dell’eroina è stimato attorno ai 7 miliardi. Quello della cocaina tra i 4,5 e i 7 miliardi di euro[i]. Come per tutti i mercati illegali, queste cifre sono soggette a un significativo margine d’incertezza. La dimensione effettiva del mercato della droga è, certamente, maggiore di quella stimata.

Parte della cannabis è prodotta in Europa, parte vi giunge dal Nord-Africa e dai Balcani. In Italia, gran parte dell’hashish e marijuana arriva via mare. Per esempio, i più consistenti sequestri frontalieri di hashish del 2015 sono avvenuti nelle acque antistanti Palermo, Pantelleria, la Sardegna, nei porti della Liguria e in quello di Civitavecchia. Per l’eroina, la direttrice principale del narcotraffico è quella est-ovest. Le principali coltivazioni di oppio si trovano, infatti, in Afghanistan e nel sud-est asiatico (Laos, Myanmar). L’eroina arriva in Europa principalmente attraverso la Turchia. Il narcotraffico interessa poi i Balcani, via terra o attraverso l’Adriatico. Altre rotte sono quella Medio-Orientale e quella che dall’Africa giunge in Spagna e Nord-Europa.

Per il traffico di cocaina, la rotta più importante è quella atlantica. Le piantagioni di coca si trovano, infatti, in tre paesi: Bolivia, Colombia e Perù, dove la superficie coltivata a coca va dai 132 mila ai 190 mila ettari. Dall’America Latina, la cocaina è spedita in Europa principalmente attraverso navi che partono dal Brasile, dall’Ecuador e dal Venezuela. La maggior parte del traffico avviene via mare. Lo prova il fatto che due terzi dei sequestri di cocaina vengono effettuati sulle navi e nei porti. L’America Centrale e i Caraibi sono snodi cruciali del narcotraffico. I punti d’ingresso in Europa sono molteplici: la penisola iberica, il nord-Europa, i paesi del Mediterraneo come l’Italia, la Turchia, i Balcani. Il traffico è gestito da diverse organizzazioni criminali internazionali. Quelle maggiormente coinvolte nei traffici che interessano l’Italia sono la ‘ndrangheta, la camorra e le organizzazioni balcaniche e sud americane[ii].

Le rotte della cocaina. Nell’Unione europea, dopo la cannabis, la cocaina è la droga più sequestrata dalle autorità. Nel 2014, sono stati effettuati 78 mila sequestri per quasi 62 tonnellate di cocaina. La maggior parte, 21,7 tonnellate, è stata sequestrata in Spagna; in Belgio ne sono state sequestrate 9,3 tonnellate; in Italia circa 3,9 tonnellate[iii]. Nel periodo 2011-14, circa la metà della cocaina sequestrata nella UE è stata intercettata in Spagna, seguita dal Belgio, dalla Francia, dall’Italia e dal Portogallo. I dati per l’Olanda sono parziali, ma questo paese rappresenta uno dei principali punti d’ingresso della cocaina in Europa. Nel periodo 2009-12 (per il quale si dispone di dati per tutti i paesi dell’Unione), l’Olanda risulta, infatti, al secondo posto per quantità di cocaina sequestrata dopo la Spagna (Fig. 1).

Secondo la polizia olandese, tra il 25 e il 50% della cocaina che arriva in Europa transita attraverso il porto di Rotterdam. Nel 2016, nel porto olandese sono stati intercettati 13.312 chili di cocaina, 720 chili di marijuana e 406 chili di eroina[iv]. Una parte cospicua arriva anche al porto belga di Anversa, distante poco più di cento chilometri da Rotterdam. La rotta della cocaina ha snodi anche nei porti italiani. Nel 2015, in Italia sono stati sequestrati poco più di 4 mila chili di cocaina; di questi, 1.740 chili sono stati sequestrati nelle aree della frontiera marittima, porti inclusi. Nel porto di Gioia Tauro, sono stati sequestrati 743 chili, in quelli di Genova e Vado Ligure complessivamente 636 chili, a Marghera 222 chilogrammi[v]. Quantità più modeste negli altri scali.  Nel 2015, la cocaina sequestrata nel porto di Anversa è stata 9 volte quella di tutti i porti italiani, quella trovata a Rotterdam circa 2,7 volte (Fig. 2). Ad Anversa e Rotterdam sono state sequestrate, rispettivamente, 21,5 volte e 6,3 volte le quantità intercettate a Gioia Tauro. Secondo le Nazioni Unite: “I porti di Rotterdam e Anversa rappresentano i maggiori hubs per il commercio di eroina e cocaina nell’Unione europea”[vi]. In un importante studio sul traffico di cocaina si legge “La maggior parte della cocaina che arriva in Europa entra nei porti della Spagna, del Portogallo, dell’Olanda e del Belgio, principalmente in navi che partono dal Brasile e dal Venezuela”[vii].

I dati ufficiali disponibili e le risultanze investigative mostrano come il porto di Gioia Tauro sia uno dei tanti snodi per l’ingresso della cocaina nei mercati europei, ma non tra i principali. Eppure nei mass-media, e in tanti pamphlet sul Sud, il porto di Gioia Tauro viene indicato come “il principale scalo europeo della cocaina”[viii]. Come in altri casi, si parla del Meridione per immagini ad effetto, senza curarsi dei fatti e delle conseguenze che talune affermazioni producono.

Si potrebbe pensare che le differenze nei ritrovamenti di droga possano dipendere dall’efficienza dei controlli. Se si considera la professionalità delle forze di polizia e degli investigatori italiani, quest’ipotesi è da scartare. Del resto, rispetto al volume dei traffici commerciali, anche nei porti esteri i controlli appaiono modesti. Per esempio, nel 2013, nel porto di Rotterdam sono stati movimentati oltre 11 milioni di containers, ma solo 50 mila sono stati controllati[ix].  Le differenze nelle quantità di cocaina sequestrata dipendono da vari fattori. Come s’è detto, la rotta principale della cocaina è quella atlantica, le cui principali direttrici vanno dall’America Latina alla penisola iberica e all’Europa del Nord. La rotta mediterranea è secondaria. Come tutte le merci, poi, anche la droga deve arrivare ai mercati finali. Belgio e Olanda si trovano al centro dell’Europa – uno dei più grandi e ricchi mercati al mondo – e hanno importantissimi scali commerciali. Nel 2015, con una movimentazione di container per oltre 12 milioni di Teu (misura standard di volume per i container), il porto di Rotterdam si è posizionato all’undicesimo posto al mondo per traffico; quello di Anversa, con 9,6 milioni di Teu, al quattordicesimo posto. Volumi notevolmente superiori a quelli di Gioia Tauro, con 2,5 milioni di Teu e di Genova con 2,2 milioni di Teu.

L’enorme crescita del commercio internazionale ha prodotto i suoi effetti anche sul narcotraffico. Secondo l’Europol, ai trafficanti sono necessari tre minuti per aprire un container e recuperare una spedizione di 100 chili di cocaina[x]. Con la globalizzazione, il narcotraffico è divenuto un business sempre più sofisticato e remunerativo, rendendo sempre più difficile, ma necessaria, l’azione internazionale di contrasto.


[i] European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA) and Europol, EU Drug Markets Report In-depth Analysis 2016, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2016.

[ii] DCSA, Direzione Centrale per I Servizi Antidroga, Relazione annuale, Roma, 2015, p. 75.

[iii] Fonte: EMCDDA. Per l’Italia, Annuario delle statistiche ufficiali del Ministero dell’Interno, ed. 2015 a cura dell’Ufficio Centrale di Statistica.

[iv] J. Pieters, Over 13,000 kilos of cocaine seized at Rotterdam harbor, nltimes.nl., January 18, 2017

[v] DCSA, op.cit.

[vi] United Nations, Report of the International Narcotics Control Board for 2016, New York, 2017, p. 92.

[vii] R. Eventon and D. Bewley-Taylor, An overview of recent changes in cocaine trafficking routes into Europe, EMCDDA, 2016, p. 6. Si veda pure, EMCDDA, Perspectives on drugs. Cocaine trafficking to Europe, 2016.

[viii] Cfr. E. Felice, Perché il Sud è rimasto indietro? Il Mulino, Bologna, 2013, p. 159.

[ix] R. Eventon and D. Bewley-Taylor, op. cit.

[x] European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA) and Europol, op. cit., p. 45.

Vittorio Daniele

Professore ordinario di Politica Economica all’Università Magna Graecia di Catanzaro. La sua attività di ricerca riguarda, principalmente, i divari regionali in Italia in prospettiva storica e il ruolo dei fattori culturali nello sviluppo economico
Vittorio Daniele