di Francesco Pastore e Linda Maisto* 
Nei giorni scorsi, siamo stati a Santa Maria di Leuca per una breve visita da Napoli. Siamo rimasti sorpresi positivamente dalla bella organizzazione e dalla pulizia di Leuca e di tutto il Salento. È una terra lontana dalle grandi aree urbane, quasi isolata laggiù in punta al tacco dello stivale, ma molto ben tenuta ed elegantissima. Diremmo chic e non siamo i soli ad essercene accorti, visto che pur essendo ancora fine giugno, il luogo pullulava di settentrionali e di stranieri. Da Leuca siamo poi andati a Castellabate passando per Lecce, dove abbiamo fatto una breve sosta nel centro storico, intorno alla bella piazza Sant’Oronzo. Poi siamo passati vicino a Taranto e attraverso la Basilicata per il coast to coast. Infine, da Castellabate siamo tornati a casa a Napoli.

Detto così, sembra un viaggio di piacere da fare invidia a chiunque. Il Sud è tutto bellissimo, all’interno e sulla costa. Ovunque si vada si assiste a spettacoli incredibili della natura e anche dell’uomo. I monumenti a cielo aperto non mancano in nessuna città meridionale.

Tutta la Puglia è spettacolare. Ad eccezione di Taranto. Ti accorgi di essere a Taranto per le enormi e minacciose gru che si vedono da lontano. Il cielo della città è sempre coperto da nuvole tetre, anche d’estate, e l’aria è quasi irrespirabile, anche se resti in auto, anche se chiudi i finestrini e usi il riciclo interno dell’aria. Quando lo fai è già tardi. Una ferita aperta e non vedi l’ora di mettere quanti più chilometri è possibile fra te e la città dell’acciaio.

Però, al di là della bellezza dei luoghi, il nostro è stato un viaggio lunghissimo. Quanta fatica, quanto tempo per andare da Leuca a Castellabate: compreso le soste, siamo partiti alle 12 e arrivati alle 22. L’auto sembrava una prigione. Non sono in fondo tantissimi i chilometri da percorrere ed è tutto un bel vedere, ma quanto tempo ci vuole per attraversare il Sud. Quelle strade assolate non finiscono mai. Le curve, il traffico, i restringimenti, i passaggi nei centri abitati.

Quando siamo al nord o all’estero, ci chiedono spesso: “Ma perché il Mezzogiorno non si sviluppa mai?” Dietro quella domanda c’è un mal celato senso di superiorità, come di chi ce l’ha fatta e pensa che l’interlocutore non ce la farà mai. E quel ritardo sembra una dimostrazione evidente dell’incapacità ed inferiorità dei meridionali. Sottesa a quella domanda c’è l’impertinenza di pensare che i meridionali sono tutti scansafatiche, indolenti e anche mafiosi.

La nostra risposta è un’altra domanda: “Siete mai stati nel Mezzogiorno?” Chi va a sud di Salerno, si sente come se andasse in un altro paese, come se facesse un viaggio indietro nel tempo. I trasporti sono davvero arretrati, come erano nel centro-nord 30 anni fa. E il divario non accenna a ridursi, anzi aumenta. Non ci sono abbastanza investimenti pubblici per recuperare il ritardo. Non è solo questione di mafia, camorra e ndrangheta. Il Mezzogiorno da anni non ha le risorse necessarie per le infrastrutture. Molti centri abitati sono praticamente isolati. Le località di mare, e sono tante, sono lontane anni luce per chi proviene dalle città, anche se distano in realtà solo pochi chilometri.

Per andare nel Cilento, c’è solo una strada di 40 chilometri circa, che collega Battipaglia con Agropoli. È ad una sola corsia per senso di marcia. C’è sempre traffico d’estate lungo quella strada, in qualunque ora del giorno e anche della notte. A volte occorrono diverse ore per fare quei pochi chilometri. Tutte o quasi le autostrade del Sud hanno massimo 2 corsie per senso di marcia. Spesso mancano autostrade nel vero senso del termine e ci sono solo statali o provinciali male illuminate, con segnaletica fatiscente e asfalto da rifare.

La TAV come il Cristo di Carlo Levi si è fermata ad Eboli, anzi, molto prima, a Salerno!

Gli aeroporti del Mezzogiorno, ad eccezione di Napoli e, forse, in parte Bari, Catania e Palermo, sono ancora davvero insufficienti. Coprono solo alcune parti di un vasto territorio e sono male collegati con le principali località turistiche.

Quanto crescerebbero il turismo e l’intera economia del Mezzogiorno se ci fosse una migliore infrastrutturazione in termini di trasporti pubblici? Non è tutta colpa della mafia se il Mezzogiorno arranca. Né i meridionali sono nullafacenti per vocazione. Forse è vero il contrario: mafia e indolenza sono la conseguenza di un’economia che non ha abbastanza sostegno pubblico per rilanciarsi. E forse quando i meridionali passano per quelle strade che qualcuno chiama autostrade vorrebbero protestare, magari annullare la scheda oppure votare qualcosa per dire che così non può andare.



*Editorialista per diversi magazine online su diversi temi di attualità del Mezzogiorno. Avvocato e membro della commissione di diritto tributario presso il consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli nord. Master di secondo livello in Diritto Tributario, Università Suor Orsola Benincasa

Francesco Pastore

Francesco Pastore

Francesco Pastore è nato a Napoli il 6 giugno 1966. Professore di economia presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, si è occupato di diversi temi di ricerca. Potete trovare facilmente le sue numerose pubblicazioni scientifiche in uno dei siti accademici che si trovano sul web. È research fellow dell’IZA (Institute of Labor Economics) di Bonn e country lead del GLO (Global Labor Organization), di cui guida il cluster sui temi della transizione scuola lavoro. Giornalista pubblicista dal 1992, ama affrontare temi di grande attualità in articoli provocatori che hanno quasi sempre un forte seguito sui social media. È autore di oltre cento editoriali pubblicati su lavoce.info, social-europe.eu, nelmerito.com, ingenere.it ed altri magazine online, spesso rilanciati da diversi quotidiani, fra cui Il Fatto Quotidiano, presso il quale tiene un blog molto seguito
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