Il Comune di Cosenza ha coniato e messo in circolazione una nuova moneta, il Bruzio. Ciascun Bruzio ha un valore equivalente a 20 Euro. L’intervento prevede di donare quattro monete ai  1211 nuclei familiari selezionati dal comune tra i meno abbienti della città. In totale, quindi, il comune di Cosenza ha messo in circolazione poco meno di 100 mila Euro, i cui primi beneficiari saranno soggetti considerati poveri.

La moneta – “complementare” all’Euro – potrà essere utilizzate all’interno della rete dei 24 negozi aderenti all’iniziativa. I beneficiari potranno utilizzare le monete entro il 30 Novembre 2019. A partire dal’1 Luglio 2019  e fino al 31 Dicembre 2019, il comune di Cosenza restituirà il controvalore in euro al possessore ultimo della moneta Bruzio che ne farà domanda.

Questa brevissima nota è per riprendere ed esplicitare un messaggio poco corretto che è veicolato in diversi momenti di informazione istituzionale, più volte ripreso dal sistema di informazione regionale privato e della RAI (sede della Calabria).

Diversamente da quanto affermato in più occasioni, questo intervento del Comune di Cosenza non è una politica esclusiva contro la povertà (a favore dei meno abbienti). I primi destinatari della misura sono i poveri che spenderanno 4 bruzio (80 euro) per acquistare beni e servizi di prima necessità nei 24 negozi della rete:

Il signor Rossi Verdi è assegnatario di 4 monete Bruzio. Essendo povero, le utilizzerà, per esempio, in farmacia al fine di ottenere 80 euro di farmaci non altrimenti acquistabili.

La signora Rossa Blu utilizzerà le 4 monete per acquistare alimenti presso un apposito esercizio commerciale.

Nella fase del primo utilizzo, tutti i beneficiari  faranno uso delle 4 monete per soddisfare bisogni  di base. Il gioco, però, può non terminare con i primi acquisti, perché i proprietari di tutte le attività commerciali che aderiscono all’iniziativa potranno:

  • (a) trattenere e non convertire le monete che hanno ottenuto nella prima transazione
  • (b) recarsi al comune per convertirle in Euro
  • (c) veicolarle nei circuiti del collezionismo
  • (d) utilizzarle nel circuito degli esercizi che aderiscono all’iniziativa

Nei primi due casi, il controvalore delle compravendite generate dalla moneta è fisso (poco meno di 100mila euro) e gli unici che ne hanno fatto uso nel mercato dei beni e dei servizi sono i meno abbienti. Sono questi gli unici casi in cui ha senso dire che il Bruzio è uno strumento contro la povertà. Una sorta di Buono a sostegno della Spesa dei Meno Abbienti che, a seconda dei casi, è a carico del comune di Cosenza, oppure – caso estremo –  degli esercenti.[1]

Se si crea e si alimenta un mercato della collezione dei Bruzio (opzione c), è plausibile immaginare (i) che per ciascuna moneta il valore di scambio diventi maggiore di 20 euro e (ii) che gli attori di queste transazioni non siano soggetti  economicamente deboli. Difficile ravvedere in queste circostante motivazioni legate alla povertà.

Tuttavia, il Bruzio è una “moneta complementare” con garanzia del controvalore (per una moneta, il Comune restituisce 20 euro al possessore). Essa, pertanto, potrà liberamente circolare nella rete degli esercenti così come qualsiasi altro titolo di credito.  Se l’opzione più verosimile diventa l’utilizzo dei Bruzio come moneta parallela all’euro, lo strumento adottato dal Comune di Cosenza perde anche in questo caso la sua caratterizzazione iniziale, ossia di essere uno strumento contro la povertà. Questa “perdita” aumenta all’aumentare del numero di volte che i Bruzio vengono utilizzati nel circuito dei 24 esercizi commerciali aderenti al progetto.  Nelle fasi successive alla prima – quella in cui gli acquirenti erano i meno abbienti  –  le transazioni avverranno tra soggetti che non sono poveri. Immaginiamo che 1 Bruzio venga utilizzato 10 volte, generando un controvalore di 200 Euro di transazioni. E’ una misura per i poveri solo nel 10% dei casi (il primo bruzio=20 euro), mentre per il 90% delle transazioni è utilizzato da cittadini ricchi.

 


[1] A parità di altre condizioni, tra le opzioni (a) e (b) quella più verosimile è la seconda.  Immaginiamo che l’utilizzo dei Bruzio segua una distribuzione uniforme tra i 24 esercizi commerciali. In tal caso, ogni titolare avrà ceduto ai poveri beni e servizi per un controvalore di circa 4100 Euro. Se opta per la scelta (a) e, quindi, se rinuncia alla conversione in euro è come se trasferisse lui ricchezza ai poveri e non il comune (che avrebbe il merito di aver attivato l’idea). E’ verosimile pensare che l’opzione (a) non rappresenti la regola generale. Gli incentivi degli esercenti sono pro-conversione dei Bruzio in euro presso il comune.

Dal punto di vista del Comune di Cosenza, la differenza dell’effetto di (a) e (b) sul bilancio comunale è evidente: in caso di totale conversione si osserverà un’uscita di circa 100mila euro. All’estremo opposto, se nessun possessore chiederà di convertire Bruzio in Euro, il bilancio non registrerà alcuna variazione. Il caso reale sarà, plausibilmente, intermedio a questi due estremi. Qualsiasi sia l’evenienza, il Comune di Cosenza ha già contabilizzato i costi sostenuti per “stampare” la moneta e per avviare il progetto.