Il Reddito di Merito è una misura importante e nasce da un obiettivo condivisibile: sostenere gli studenti più bravi e trattenere talenti in Calabria. Proprio per questo va costruito con attenzione. Premiare il merito è giusto, ma solo se si considerano anche le condizioni di partenza, le differenze tra corsi di studio e gli effetti sulle scelte future degli studenti.
L’attenzione che la Regione Calabria sta dimostrando nei confronti dei giovani universitari e del sistema accademico locale attraverso la proposta del “Reddito di Merito” rappresenta un segnale politico di indubbio valore. L’obiettivo di incentivare con una previsione di spesa di 15 milioni di euro l’impegno negli studi, valorizzare le eccellenze e trattenere i talenti sul territorio è non solo condivisibile, ma necessario per il futuro della nostra Regione.
Tuttavia, proprio per la rilevanza di questa misura e per il forte impatto che avrà sulle studentesse e sugli studenti calabresi, è fondamentale aprire una riflessione costruttiva sulle sue modalità di applicazione. L’obiettivo deve essere evitare che un’intenzione lodevole si traduca, nei fatti, in un meccanismo generatore di disparità, distorsioni economiche o barriere involontarie alla crescita dei nostri giovani.
La letteratura economica e sociologica, supportata dall’osservazione quotidiana del lavoro nelle università, dimostra che la performance accademica (espressa da medie ponderate e regolarità nei CFU) non è un indicatore “neutrale” del merito individuale. Essa risente fortemente delle condizioni socio-economiche, del contesto culturale familiare e delle risorse di partenza. Ignorare il contesto significa, di fatto, accettare che le disuguaglianze iniziali si traducano matematicamente in disuguaglianze nei risultati. Come ricordava Don Milani: “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”.
Per trasformare il Reddito di Merito in una reale leva di mobilità sociale, è utile analizzare alcune criticità insite in una formulazione basata su criteri esclusivamente rigidi e quantitativi.
Un primo elemento di riflessione riguarda l’eterogeneità strutturale tra i corsi di studio. I dati storici degli atenei calabresi mostrano ampie differenze nella regolarità degli studi (condizione necessaria ma non sufficiente per accedere al reddito di merito) tra i vari dipartimenti e corsi di laurea. Con riferimento all’ultimo anno accademico, la percentuale di studenti che si laureano entro la durata normale del corso varia drasticamente da percentuali inferiori al 16% a picchi superiori al 60%. Applicare criteri rigidi e uniformi senza tenere conto delle specificità dei diversi percorsi di studio creerebbe inevitabilmente forti ingiustizie e malcontenti tra gli studenti di corsi di studio differenti.
In secondo luogo, emerge quello che potremmo definire il “paradosso” per gli studenti a basso reddito. Per i beneficiari di borse di studio e alloggi universitari esiste già un vincolo stringente di CFU da conseguire entro luglio per non perdere i benefici essenziali. Molti di loro potrebbero trovarsi davanti a un bivio drammatico durante la sessione estiva: accettare un voto basso pur di garantire la sicurezza della borsa di studio e dell’alloggio (compromettendo però la media utile per il Reddito di Merito), oppure rifiutare il voto per cercare di alzarlo a settembre, rischiando però la revoca dei supporti vitali per il proprio percorso. Evidentemente, questa drammatica scelta non toccherebbe gli studenti provenienti da famiglie con reddito medio-alto, generando una netta disparità di opportunità basata esclusivamente sull’ISEE.
Vi è poi il rischio concreto di finanziare involontariamente la “fuga di cervelli”. Se la misura eroga cifre consistenti durante il percorso triennale o magistrale senza un vincolo di permanenza o una modulazione equa, è plausibile che nel medio periodo si verifichi un effetto opposto a quello desiderato. Gli studenti meritevoli potrebbero utilizzare il beneficio economico accumulato in Calabria per finanziare la propria successiva specializzazione, laurea magistrale o master presso atenei di altre regioni o all’estero, trasformando la misura in un sussidio involontario alla migrazione intellettuale.
Non meno rilevante è l’impatto sul clima accademico e le relative distorsioni sistemiche. Focalizzare l’intera esperienza universitaria sulla competizione numerica rischia di alimentare un individualismo esasperato a scapito della cooperazione, della condivisione e della crescita collettiva, che sono l’anima dell’istituzione universitaria. Inoltre, nel lungo periodo, potrebbero innescarsi dinamiche distorsive come la pressione sui docenti per l’inflazione dei voti o la scelta opportunistica di esami considerati più “agevoli” pur di mantenere intatta la media.
Un’ultima, ma fondamentale, criticità risiede nel disincentivo alla mobilità internazionale (Erasmus) e nel conseguente riflesso sul FFO d’Ateneo. Lo studio all’estero offre una crescita umana, linguistica e professionale insostituibile, ma sconta spesso tempistiche burocratiche di convalida che possono rallentare, anche solo di pochi mesi, la regolarità formale della carriera accademica. Di fronte a un criterio di accesso rigido basato sulla velocità del percorso, le studentesse e gli studenti più brillanti potrebbero trovarsi di fronte a un paradosso incentivante: rinunciare a un’esperienza internazionale per il timore di compromettere la regolarità temporale richiesta dal Reddito di Merito. Questo scenario non penalizzerebbe solo il bagaglio culturale dei nostri giovani, ma produrrebbe un danno diretto e tangibile alle stesse Università calabresi. La mobilità internazionale in uscita è infatti uno degli indicatori di performance cruciali utilizzati dal Ministero dell’Università e della Ricerca per calcolare la quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO). Un calo dei flussi Erasmus si tradurrebbe, nel medio periodo, in una penalizzazione nei punteggi di internazionalizzazione degli Atenei regionali e in una conseguente riduzione delle risorse finanziarie statali a loro destinate.
La Proposta: Coniugare la Performance con l’Equità e l’Internazionalizzazione
Non si tratta di rinunciare al principio del merito, ma di correggerlo e valutarlo in relazione alle condizioni di partenza, in linea con i paradigmi di uguaglianza delle opportunità (teorizzati da economisti come Amartya Sen e John Roemer), rendendo al contempo lo strumento flessibile rispetto alle esperienze virtuose.
La proposta tecnica di revisione prevede di integrare gli indicatori di performance con due correttivi fondamentali, a vincolo di bilancio invariato:
- Modulazione equa basata sull’ISEE (Modello Multidimensionale): Posto il rispetto di una soglia minima di merito accademico molto elevata (per garantire l’efficacia incentivante della misura), l’importo del beneficio effettivo dovrebbe essere calibrato in modo inversamente proporzionale alla ricchezza familiare. A parità di eccellenti risultati, lo studente a basso reddito riceverà un sostegno maggiore, compensando gli sforzi e i vincoli legati alla sua condizione di partenza ed evitando che la misura si trasformi in uno strumento regressivo.
- Clausola di salvaguardia per la mobilità internazionale: Per tutelare il diritto all’internazionalizzazione e difendere gli indicatori FFO delle Università calabresi, si propone di introdurre una “clausola di tolleranza” per gli studenti che partecipano ai programmi Erasmus. Tale clausola potrebbe prevedere un’estensione proporzionale dei tempi di regolarità richiesti (ad esempio, un semestre di tolleranza sulla durata del corso) o una ponderazione flessibile dei CFU accreditati durante il periodo all’estero, neutralizzando i ritardi burocratici dovuti alle conversioni dei voti.
Un simile modello manterrebbe intatta la spinta all’eccellenza, ma impedirebbe gli effetti distorsivi descritti. L’apparente complessità sarebbe limitata alla fase di calibrazione tecnica iniziale, ma nelle Università calabresi e nella Regione Calabria sicuramente esistono persone competenti che possano garantire il superamento di questo semplice problema di calcolo.
Certi che la sensibilità istituzionale del Presidente e dei Rettori saprà cogliere lo spirito costruttivo e profondamente leale di queste osservazioni, si auspica un’ulteriore riflessione per perfezionare uno strumento che ha tutte le potenzialità per diventare un modello virtuoso di equità, internazionalizzazione e sviluppo per l’intera Calabria.
Questa nota è stata pubblicata su Il Quotidiano del Sud (Edizione dell’11 giugno 2026)













