Utilizzando le stime sulle esportazioni delle regioni italiane nel 2017 pubblicate dall’Istat il 13 marzo 2018, è possibile svolgere un’analisi dei vantaggi assoluti e comparati delle diverse regioni italiane.  Come indicatore dei vantaggi assoluti, in termini di competitività all’esportazione, è qui utilizzato il valore delle esportazioni per abitante. Secondo le stime Istat, nel 2017 l’Italia ha esportato merci per un valore complessivo di 448,2 miliardi di euro[1]. Il grafico 1 evidenzia fortissime differenze competitive fra le  regioni italiane, e in particolare fra il Nord e il Mezzogiorno. Il valore delle esportazioni di merci per abitante è stato nel 2017  13.460 euro per abitante in Emilia Romagna e  soltanto 238 euro in Calabria! Valori superiori a 10.000 euro per abitante sono stati registrati in tutte le regioni del Nord, tranne il Trentino Alto Adige e la Liguria, mentre tutte le regioni del Mezzogiorno, tranne la Sardegna e la Basilicata, hanno registrato valori inferiori a 2100 euro per abitante. In percentuale della media italiana, il valore delle esportazioni per abitante è stato superiore al 145 per cento in Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte, mentre è stato inferiore al 50 per cento in tutte le regioni del Mezzogiorno tranne la Basilicata, con un minimo del 3 per cento per la Calabria.

 

La tabella 2 allegata illustra i risultati di un’analisi dei vantaggi comparati all’esportazione delle regioni italiane svolta utilizzando l’indice dei vantaggi comparati rivelati di Balassa, pari alla quota di ciascun prodotto nelle esportazioni totali di ciascuna regione, normalizzata per la quota dello stesso prodotto nelle esportazioni italiane complessive, moltiplicata per 100.  Valori dell’indice superiori o inferiori a 100 indicano, rispettivamente, vantaggi o svantaggi comparati. I vantaggi comparati delle regioni del Mezzogiorno, tranne la Basilicata e la Sardegna,  sono concentrati principalmente nei prodotti dell’agricoltura; la Basilicata ha vantaggi comparati molto forti nei minerali e negli autoveicoli, i vantaggi comparati di Sicilia e Sardegna sono soprattutto nei prodotti petroliferi raffinati. La Calabria registra un indice di vantaggio comparato molto elevato nelle attività di trattamento dei rifiuti, e valori elevati anche per prodotti alimentari e chimici. La Campania ha il vantaggio comparato più forte nei prodotti dell’industria alimentare, mentre la Puglia, dopo i prodotti agricoli, evidenzia forti vantaggi comparati nei prodotti farmaceutici e nei mobili.

Una significativa differenza evidenziata nella tabella 2 fra le regioni del Mezzogiorno e quelle del Centro Nord, riguarda la variabilità degli indici di vantaggio comparato fra i diversi settori. Questa variabilità è molto più elevata per le regioni del Mezzogiorno che per quelle del centro Nord; ciò segnala una capacità delle imprese del Centro-Nord di avere una buona capacità di esportare in gran parte dei settori produttivi, mentre le esportazioni del Mezzogiorno tendono ad essere concentrate in pochi settori produttivi.

 


[1] Le stime della Banca d’Italia pubblicate il 22 marzo 2018 forniscono un valore leggermente diverso:  438,3 miliardi di esportazioni di merci a fronte di 381,6 miliardi di importazioni, con un avanzo commerciale pari a 56,7 miliardi di euro.  Questo forte avanzo indica  una buona competitività complessiva dell’Italia, nonostante l’estrema debolezza competitiva di gran parte delle regioni del Mezzogiorno.

Antonio Aquino

Antonio Aquino

Professore Emerito di Economia Politica presso il Dipartimento di Economia Statistica e Finanza DESF "Giovanni Anania" dell'Università della Calabria. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università L. Bocconi di Milano nel 1970. PhD presso la London School of Economics. Nel 1987 ha ricevuto il Premio Saint Vincent per l’economia.
Antonio Aquino