Il paese e’ in mobilitazione per le richieste del reddito di cittadinanza, la misura di politica economica contro la poverta’ e la bassa partecipazione nel mercato del lavoro su cui il governo Conte ha programmato di spendere circa 6 miliardi di euro nel 2019. Questa nota si limita a presentare un’analisi descrittiva dei dati rilasciati dall’INPS sulle domande presentate in Italia fino al 19 aprile 2019. Si tratta di un primo tentativo di monitoraggio dell’avvio della politica.[1]

La distribuzione geografica del Reddito di Cittadinanza. Gli italiani hanno finora presentato 681mila richieste di RdC domande, di cui 488mila –  il 71% del totale – sono state approvate.[2] I beneficiari stanno da giorni ricevendo l’accredito del RdC, il cui ammontare varia da individuo a individuo. In un comunicato stampa del 19 aprile 2019, l’INPS informa che il 50% del RdC in liquidazione “è compreso nella fascia tra 300 e 750 euro, mentre oltre i 750 euro si attesta il 21% delle somme in pagamento. Soltanto il 7% è compreso nella fascia tra i 40 e i 50 euro.”

La figura 1 indica che il piu’ elevato numero di richieste – 117786 –   si e’ avuto in Campania: il 17% del dato nazionale. Di queste, poco piu’ di 90mila sono quelle accolte. La Sicilia occupa la seconda posizione (113mila domande), seguita a distanza dal Lazio (63710), dalla Puglia (59312)) e dalla Lombardia (57660). All’estremo opposto, la regione con il minor numero di domande e’ la Valle d’Aosta (820 richieste). In Calabria, sono state presentate 48625 domande, pari al 7% del dato nazionale. Le richieste approvate a favore dei calabresi sono 36mila.

La figura 1 consente anche di osservare come la distanza tra le domande presentate e quelle accolte vari da regione a regione: il tasso di approvazione è in molte regioni vicino al dato nazionale (71%). Valori superiori alla media italiana si hanno in quattro regioni meridionali – Calabria, Sicilia, Puglia e Campania. In Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e nelle Marche le domande approvate sono in media il 60% di quelle presentate. La figura 2a presenta il tasso di approvazione delle domande per provincia, mentre la figura 2b illustra la mappa delle richieste accettate per provincia: la quota piu’ elevata si ha nella provincia di Napoli (ben il 10,8% del totale nazionale), seguita da Palermo (5,36%) Caserta (3,34%), Torino (3,3%) e Milano (3%).

Il Reddito di Cittadinanza per residenti e disoccupati. A fini interpretativi, e’ utile riconsiderare la distribuzione spaziale delle domande del RdC tenendo conto della dimensione delle province. L’esito di questo esercizio e’ sintetizzato nella figura 3, in cui a sinistra si mostra la mappa del RdC rispetto alla popolazione residente e a destra rispetto al numero dei disoccupati. I colori piu’ scuri indicano le province in cui si e’ presentato – in termini relativi – il maggior numero di domande.

In entrambi i casi, le aree che fanno registrare la maggiore richiesta relativa del RdC sono localizzate nelle regioni meridionali, con una maggiore agglomerazione dell’intensità in Sicilia, Calabria, Sardegna e in Campania.  Facendo riferimento alla popolazione, tra le prime 35 province a maggiore utilizzo del RdC, ben 33 sono del mezzogiorno d’Italia ad eccezione di La Spezia e Massa-Carrara. Le 50 province con minori domande tutte localizzate nelle regioni centro-settentrionali, ad eccezione di L’Aquila.

Interessante e’ la mappa che considera il RdC e il numero dei disoccupati. Se lo status di disoccupato fosse l’unico criterio di accesso al RdC, dovremmo osservare un valore elevato (teoricamente tendente a 100) dell’indicatore utilizzato nella figura 3.b. In Italia, le domande per il RdC sono 24.9 ogni 100 disoccupati.

Focalizzando l’attenzione sulle aree più scure della figura, si ottiene che su 100 disoccupati le domande di RdC sono maggiori di 40 a Caltanissetta (43,4), Vibo Valentia (43,1), Nuoro (41,3), Benevento (40,8), Palermo (40,7) e a Livorno (40,3). Valori superiori a 30 si registrano a Reggio di Calabria, Crotone, Catania, Oristano, Caserta, Matera, Barletta-Andria-Trani Cagliari, La Spezia, Catanzaro, Pisa, Taranto, Sassari, Potenza Massa Carrara e a Trapani. A Cosenza, su 100 disoccupati hanno fatto domanda di RdC 27,7 potenziali beneficiari. In molte province, il valore dell’indice e’ compreso tra 20 e 30.[3]

All’estremo opposto, le province con bassa frequenza delle richieste del RdC (le aree chiare della mappa 4.b) sono concentrate nel Centro-Nord dell’Italia. In particolare a Monza-Brianza, Ferrara, Siena, Verona, Belluno, Lecco, Sondrio, Como e Treviso le richieste sono comprese tra 10 e 15 per 100 disoccupati. A Bolzano questo valore e’ addirittura pari a 3.

Sintesi. I dati sulle domande del RdC presentate e accolte consentono di evidenziare come nel corso delle ultime settimane si sia verificato un’accelerazione delle richieste provenienti dalle regioni meridionali. Cio’ ha fatto sì che ad oggi il RdC sia concentrato in Sicilia e in Campania, che da sole assorbono ben il 34% delle domande finora presentate nel paese. Se si considerano le altre sei regioni meridionali, questa quota aumenta al 59%.

La polarizzazione del paese si osserva anche quando si relativizzano i dati delle domande del RdC rispetto alla popolazione e al numero di disoccupati, sebbene la dicotomia Nord-Sud sia meno pronunciata rispetto al caso precedente: basti pensare che in un numero elevato di province del Nord Ovest e del Centro del paese le domande di RdC, relativizzate rispetto ai disoccupati, sono analoghe a quelle di alcune aree meridionali.

Infine,  e’ interessante verificare se nei prossimi mesi si osservera’ un’ impennata delle richieste del RdC: i margini di incremento della platea dei beneficiari ci sono. Basti pensare che ad oggi e’ come se solo un disoccupato su quattro abbia presentato domanda. In assenza di un significativo incremento delle richieste da parte dei potenziali beneficiari, e’ difficile immaginare come questo strumento di politica del lavoro possa creare occupazione.


[1] Una versione ridotta di questa nota e’ stata pubblicata su Il Quotidiano del Sud (edizione del 24 aprile 2019)

[2] Il mancato accoglimento della restante parte e’ dipeso, nella stragrande maggioranza dei casi, dal non soddisfacimento di almeno uno dei requisiti di ammissibilità.

[3] Si tratta di Enna, Fermo, Biella, Sud Sardegna, Brindisi, Vercelli, Parma, Bari, Gorizia, Reggio Emilia, Pistoia, Siracusa, Napoli, Avellino, Teramo, Rovigo, Chieti, Cuneo ,Torino, Viterbo, Brescia, Messina, Terni, Ascoli Piceno, Asti, Macerata, Milano ,Savona, Verbano-Cusio-Ossola, Grosseto,  Roma, Lecce, Genova, Cremona, Foggia, Forli’-Cesena, Lucca, Perugia, Varese, Agrigento, Modena, Piacenza, Rimini, Firenze, Bologna e  Mantova

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Francesco Aiello

Francesco Aiello è professore ordinario di Politica Economica presso l’Università della Calabria.

Attualmente insegna "Politica Economica" al corso di Laurea in Economia
ed "Economia Internazionale" al corso di Laurea Magistrale in Economia e Commercio.

La sua attività di ricerca è centrata sui temi della Ricerca e dell’Innovazione, dei divari di sviluppo in Italia e in Europa, sull’analisi micro-econometrica dell’efficienza e della produttività e sulla valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche.

E’ autore di numerosi saggi scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali.

Accanto all’attività prettamente accademica, si interessa di economia locale e di attività di divulgazione economica. Nell’estate del 2015 ha fondato OpenCalabria.com, uno spazio dedicato ai temi di “Economia e Politica dello Sviluppo” della Calabria.
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