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Open Calabria

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Misurare la povertà non è un esercizio semplice, a causa delle diverse interpretazioni che possono essere date e in base al contesto territoriale globale cui è riferita. Un modo immediato per definirla è di fare riferimento alla capacità degli individui di soddisfare i bisogni di base. In tale accezione, si è poveri quando si è incapaci di acquisire i beni ed i servizi essenziali in grado di assicurare agli individui un tenore di vita tale da evitare gravi forme di esclusione sociale. A riguardo, l’ISTAT calcola la cosiddetta soglia di povertà assoluta, che rappresenta il valore monetario del paniere dei beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia. La soglia non è fissa, ma è “definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza”. Pertanto, una famiglia è povera in termini assoluti se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore ad essa, indipendentemente dalla condizione degli altri membri della popolazione di riferimento. Una caratterizzazione degli indicatori di povertà assoluta è che non sono influenzati dall’acuirsi o dal ridimensionamento delle differenze sociali, ma solo dalle dinamiche dei prezzi e dal loro impatto sulle opportunità di allocazione delle risorse disponibili in ciascuna famiglia. Il paniere che l’ISTAT utilizza per calcolare le soglie di povertà assoluta si compone di tre macrocomponenti: alimentare, abitazione e da una componente residuale la cui valutazione monetaria è stata effettuata al prezzo minimo accessibile per tutte le famiglie.[1] Nutrirsi adeguatamente, vestirsi, comunicare, informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute rientrano, per esempio, tra i bisogni che essenzialmente devono essere soddisfatti.

Soglie di povertà assoluta di singoli
La tabella 1 riporta le soglie di povertà assoluta di singoli individui classificati per età, residenza in piccoli (meno di 50 mila abitanti), medi (tra 50 mila e 250 mila) e grandi (più di 250000 abitanti) comuni e per area geografica (Nord, Centro, Sud).  Considerando un individuo singolo, nel 2015 la media di povertà assoluta è pari a 720 euro. I dati mostrano una considerevole variabilità della soglia di povertà che assume il valore minimo di 536 Euro nel caso di un soggetto di età compresa tra 60-74 anni residente in un piccolo comune del Mezzogiorno e il valore massimo – pari a 920 Euro –  di un ultra settantacinquenne residente in un grande centro urbano del Nord.

Nel 2008, la media di povertà era in Italia pari a 610, ossia il 18% in meno di quella registrata dall’ISTAT per il 2015. Si può dire, in modo equivalente, che in sette anni il valore dei beni e servizi essenziali è aumentato del 18%. È utile anche osservare che nel 2008 i punti di minimo e di massimo sono diversi rispetto a quelli del 2015, a sostegno del fatto che in pochi anni la geografia della povertà è cambiata in modo significativo. La soglia di povertà minima è aumentata dal 2008 al 2015 del 18% passando da 446 euro, relativa ad un individuo ultra settantacinquenne residente in un piccolo comune meridionale, a 526 euro per un individuo residente in un piccolo comune meridionale ma di età compresa tra i 60 e i 74 anni. Il massimo incremento della soglia (+38% rispetto al 2008) si è registrato relativamente agli ultrasettantacinquenni residenti nei piccoli comuni del mezzogiorno. Questi individui erano considerati poveri nel 2015 se il loro reddito mensile risultava essere inferiore a 526 euro, mentre nel 2008 il valore soglia era pari a 446 euro.

Coppie di adulti Considerando una coppia di adulti, entrambi nella fascia di età 18-59 anni, la soglia di povertà media nel 2008 è pari a 839 euro, mentre nel 2015 è pari a 922 euro, ossia circa il 10% in più del valore del 2008. La soglia di povertà di una coppia nel Mezzogiorno è di 782 euro (il 10% in più rispetto al 2008), che è un valore inferiore di 140 euro rispetto alla media nazionale di due adulti di età compresa tra 18 e 59 anni. Analizzando i dati per tipologia di comune e per fascia d’età, si può notare che nel 2015 la soglia di povertà massima è pari a 1131 Euro per una coppia di persone tra 18-59 anni che risiedono in una grande città del Nord. Si tratta di un valore quasi doppio della soglia minima (686 Euro) che deve fronteggiare una coppia di ultra settantacinquenni residenti in una piccola città del Mezzogiorno.

Soglia di povertà assoluta per composizione familiare, ITALIA

Il “peso” dei figli La figura 1 presenta le soglie di povertà assoluta di alcuni nuclei familiari (per le altre combinazioni di “adulti e numero di figli” si rimanda al sito dell’ISTAT). È evidente che la soglia di povertà aumenta all’aumentare della composizione del nucleo familiare. Il valore massimo del 2015 era di 1575 Euro di una famiglia composta da due adulti e tre figli. È utile anche osservare come vari la soglia a seconda dell’età dei figli. Nel 2015 l’incremento della soglia che si osserva passando da una famiglia senza figli ad una famiglia con un bambino di 0-3 anni è pari, in media, a 124 euro mensili. Questo incremento di spesa aumenta all’aumentare dell’età del figlio: è di 217 euro se il bambino in età scolare 4-10 anni e diventa di 262 euro se il figlio ha 11-17 anni. Per area geografica di riferimento, i livelli della soglia sono diversi, ma gli incrementi marginali legati alla presenza dei figli sono simili da un’area all’altra. tabella2

I dati dell’ISTAT e i poveri in Calabria L’Istat calcola che nel 2015 in Italia il 7.6% della popolazione è a rischio di povertà assoluta. Si tratta di poco meno di 4 milioni e 598 individui, “il valore più alto dal 2005”.  Nel Mezzogiorno il fenomeno interessa il 10% della popolazione, mentre nel Centro la quota di individui a rischio povertà assoluta è pari al 5.6% dei residenti. L’incidenza del rischio di povertà assoluta aumenta passando dall’area più dinamica (Nord e Centro) a quella più debole del paese, il Mezzogiorno. Sebbene non si abbiano stime puntuali sulla rilevanza della povertà assoluta su base regionale, un tentativo per misurarne l’incidenza in Calabria è di assumere che il fenomeno sia diffuso in modo uniforme nell’intero Mezzogiorno. In altre parole, si può ipotizzare che la povertà in Calabria interessi le famiglie nella stessa proporzione di quanto si registri nel Mezzogiorno. Questa quota è pari al 9.1% dei nuclei familiari meridionali. Poiché le famiglie in Calabria sono 802,248, se ne deduce che ben 73,005 sono a rischio di povertà assoluta. Seguendo lo stesso ragionamento, poiché la popolazione calabrese è pari a 1,970,521 e la percentuale di individui in povertà assoluta è del 10%, si ottiene che 197 mila calabresi sono in stato di povertà assoluta. Interessante è capire le variazioni dal 2008 al 2015. Nel 2008 le famiglie meridionali povere erano il 7.9% del totale. La povertà interessava l’8% della popolazione meridionale. Applicando queste quote ai dati calabresi relativi alla popolazione residente in Calabria nel 2008, pari a 2,007,707 abitanti, ai nuclei familiari, pari a 763,280 si ricava che le famiglie povere in Calabria ammontavano a 60,299 , corrispondenti a 162,624 persone.

I dati di sintesi che emergono sono due: in sette anni il numero di calabresi a rischio di povertà assoluta è aumentato di ben 34,373 individui e questo fenomeno si è osservato pur in presenza di una considerevole riduzione della popolazione residente che è diminuita di 37,186 abitanti.

Discussione È indubbio che la povertà sta assumendo proporzioni ampie che, in questi anni, sono esasperate dalla sfavorevole congiuntura economica del paese. Quest’ultima in Calabria ha amplificato le contraddizioni di un sistema economico regionale che non è capace di creare opportunità di lavoro e promuovere la ricchezza. Sebbene sia corretto e opportuno interrogarsi sulle potenziali azioni da intraprendere contro la povertà, questo breve contributo è di natura positiva e non normativa e si limita, pertanto, a discutere del fenomeno e non delle possibili soluzioni. Tuttavia, le due fasi (l’analisi positiva e quella normativa) sono intercorrelate, quindi, qualche brevissima riflessione può essere tratta. In particolare, si può dire che le statistiche ufficiali dell’ISTAT (soglie di povertà assoluta e popolazione povera) rappresentano solo l’avvio della riflessione centrata sulle politiche contro la povertà, poiché non forniscono stime puntuali sulla numerosità regionale del fenomeno. I numeri che abbiamo ottenuto per la Calabria derivano dall’assunzione di uniforme distribuzione spaziale della povertà assoluta nel Mezzogiorno e dai calcoli sulla composizione media dei nuclei familiari calabresi. Sono numeri che consentono di avere un’idea dell’ordine di grandezza del fenomeno, ma che servono a ben poco nella fase di predisposizione di politiche economiche contro la povertà assoluta. Infatti, il processo decisionale necessita di informazioni di dettaglio per valutare le risorse totali da mobilitare in caso di soluzioni universalistiche.

Nel nostro caso, se volessimo adottare una misura di sostegno al reddito di tutti i poveri assoluti desunti dalle stime ISTAT, ci accorgeremmo che qualsiasi proposta di integrazione reddituale sarebbe finanziariamente molto dispendiosa. Immaginando che la popolazione obiettivo dell’intervento sia rappresentata da 197,000 persone e se volessimo erogare, per esempio, un reddito addizionale di 1,000 Euro per persona all’anno, dovremmo avere una copertura finanziaria di 197,000*1,000=197,000,000 di euro. Solo per la Calabria. Garantendo, peraltro, un’integrazione, sì universale, ma di 83 Euro al mese per individuo. Evidentemente, per essere efficace, la soluzione universalistica dovrebbe basarsi sulla conoscenza del reddito individuale ed integrarlo fino al raggiungimento della soglia del rischio povertà. Il che potrebbe richiedere un ammontare di risorse maggiore di 197 milioni di Euro se il divario tra il reddito individuale mensile e la soglia di povertà è maggiore di 83 Euro. Il vuoto informativo delle statistiche ufficiali vincola anche la predisposizione di politiche destinate a sottogruppi della popolazione di riferimento (per esempio, disoccupati di lungo corso, percettori di redditi o pensioni basse). Si deduce che sia in caso di misure universalistiche sia di misure condizionate, per quantificare l’insieme dei potenziali beneficiari è necessario ricorrere alle statistiche individuali di fonte amministrativa ed erariale. Limitatamente al caso delle politiche contro la povertà previste, per esempio, dal POR Calabria 2014-2020, l’implicazione di questo ragionamento sembra essere chiara: impegnare finanza comunitaria per politiche contro la povertà assoluta ha poco senso in assenza di seri studi finalizzati a quantificare ex-ante l’insieme dei potenziali percettori degli aiuti.

[1] Per una definizione di paniere si può far riferimento al rapporto “La misura della povertà assoluta” – ISTAT 2009

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Graziella Bonanno
Ricercatrice (RTDA) in Economia Politica presso il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. E’ stata Assegnista di Ricerca in Economia Politica presso il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche “Bruno de Finetti” dell’Università di Trieste (da Settembre 2017 –Agosto 2018 e Novembre 2018-Febbraio 2019), in Politica Economica (bando ARUE ) presso l’Università della Calabria (da Febbraio 2014 a Luglio 2015 e da Settembre 2018 a Novembre2018), in Statistica presso l’Università della Calabria (Febbraio 2015 – Agosto 2016) e in Economia Politica presso il Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale “Antonio Ruberti” dell’Università Sapienza di Roma (Settembre 2016 – Agosto 2017). E’ stata Visiting Research presso la Royal Docks Business Economics di Londra (Aprile-Novembre 2014) e presso l’Oviedo Efficiency Group (OEG), Spagna (Gennaio-Aprile 2016). Si è laureata in Economia Applicata presso l’Università della Calabria e, presso lo stesso ateneo, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze Economiche e Aziendali. Si occupa prevalentemente di analisi dell’efficienza e della produttività.
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Graziella Bonanno
Ricercatrice (RTDA) in Economia Politica presso il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. E’ stata Assegnista di Ricerca in Economia Politica presso il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche “Bruno de Finetti” dell’Università di Trieste (da Settembre 2017 –Agosto 2018 e Novembre 2018-Febbraio 2019), in Politica Economica (bando ARUE ) presso l’Università della Calabria (da Febbraio 2014 a Luglio 2015 e da Settembre 2018 a Novembre2018), in Statistica presso l’Università della Calabria (Febbraio 2015 – Agosto 2016) e in Economia Politica presso il Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale “Antonio Ruberti” dell’Università Sapienza di Roma (Settembre 2016 – Agosto 2017). E’ stata Visiting Research presso la Royal Docks Business Economics di Londra (Aprile-Novembre 2014) e presso l’Oviedo Efficiency Group (OEG), Spagna (Gennaio-Aprile 2016). Si è laureata in Economia Applicata presso l’Università della Calabria e, presso lo stesso ateneo, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze Economiche e Aziendali. Si occupa prevalentemente di analisi dell’efficienza e della produttività.

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