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Economia all’Università: cosa significa davvero sceglierla oggi

by Francesco Aiello
03/03/2026
in Istituzioni, Istruzione e Formazione
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Economia all’Università: cosa significa davvero sceglierla oggi

Scegliere l’università dopo la maturità non è mai stato semplice. Oggi lo è ancora meno, in un contesto segnato da trasformazioni economiche rapide e da un mercato del lavoro che cambia volto con grande velocità. In questo scenario, vale la pena chiedersi che cosa significhi davvero studiare Economia. Non solo quali sbocchi professionali offra, ma quale modo di pensare e di interpretare la realtà possa trasmettere a chi la sceglie.

Per chi si diploma tra pochi mesi, la scelta dell’università arriva in un momento storico particolare. Non è soltanto una decisione personale: è un passaggio che si compie dentro un contesto attraversato da profonde trasformazioni. La tecnologia cambia il lavoro, le crisi geopolitiche modificano gli equilibri economici, le politiche commerciali tornano a essere strumento di conflitto, i mercati reagiscono in tempo reale a decisioni prese dall’altra parte del mondo. Si parla continuamente di incertezza, di mestieri che scompaiono e di altri che nasceranno. In questo scenario è legittimo chiedersi se valga ancora la pena investire anni nello studio universitario, senza garanzie immediate.

Proprio perché il futuro è meno lineare di quanto lo fosse in passato, l’università continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per affrontarlo. Non offre scorciatoie né promesse automatiche. Offre qualcosa di più duraturo: un metodo, una disciplina mentale, la capacità di collegare fenomeni diversi e di leggere ciò che accade oltre la superficie delle notizie.

Studiare all’università oggi significa imparare a ragionare in modo strutturato. Significa abituarsi a confrontarsi con problemi reali, distinguere tra opinioni e argomentazioni, tra slogan e dati verificabili. In un’epoca dominata da flussi informativi continui, questa differenza diventa decisiva. Non sorprende che, a distanza di anni, la grande maggioranza dei laureati continui a dichiararsi soddisfatta del proprio percorso e a riconoscere alla laurea un ruolo importante nel lavoro svolto, come documentano le indagini di AlmaLaurea. L’università non elimina le difficoltà del mercato del lavoro e non neutralizza le fragilità economiche di un territorio. Ma consente di affrontarle con maggiore consapevolezza, ampliando le opzioni disponibili e riducendo l’esposizione al rischio di scelte affrettate o poco informate.

È all’interno di questo quadro che si colloca la scelta di studiare Economia.

Di economia si parla ogni giorno. Inflazione, spread, tassi di interesse, crescita, disoccupazione, costo dell’energia, debito pubblico. Tutti discutono di economia, come tutti discutono di calcio. Ma discutere non significa comprendere. L’economia è onnipresente nel linguaggio pubblico, ma al tempo stesso è poco conosciuta nei suoi meccanismi più profondi.

Molti studenti scoprono cosa sia davvero l’Economia solo una volta iniziato il percorso universitario. Ed è spesso una scoperta sorprendente. Perché l’Economia non è un insieme di formule o di grafici da memorizzare. È un modo per affrontare i problemi. John Maynard Keynes la definiva una “tecnica per pensare”. Friedman la descriveva come il sistema in cui gli individui valutano le conseguenze delle proprie scelte in un mercato libero e volontario. In entrambi i casi il punto è chiaro: l’Economia è un metodo. Un metodo che insegna a definire obiettivi realistici, a riconoscere i vincoli, a valutare alternative, a studiare gli effetti di eventi attesi o inattesi. È questo approccio che distingue la riflessione economica dall’opinione generica.

In un mondo attraversato da transizioni energetiche, rivoluzioni digitali, tensioni internazionali, squilibri demografici e nuove forme di protezionismo commerciale che alterano le catene globali del valore, comprendere i meccanismi economici non è un lusso teorico. È una necessità pratica. Le decisioni di politica economica adottate negli Stati Uniti o in Asia incidono sui prezzi dell’energia in Europa, sulle esportazioni delle imprese italiane, sulle prospettive occupazionali dei giovani. Senza una chiave di lettura adeguata, questi fenomeni restano frammenti isolati. L’Economia fornisce quella chiave.

Un altro elemento decisivo è la natura trasversale della formazione economica. Un percorso di studi in Economia intreccia teoria economica, economia delle imprese, statistica, matematica, diritto, finanza, storia economica, analisi dei dati. Non è una somma di materie eterogenee, ma un sistema coerente che consente di guardare ai problemi da angolazioni diverse.  Questa impostazione ha una conseguenza importante: una laurea in Economia non conduce a un solo mestiere. Non incanala in un percorso rigido. Apre possibilità. Dalle imprese private alla consulenza, dalla pubblica amministrazione all’analisi dei mercati finanziari, dalla progettazione di politiche pubbliche alla valutazione dell’impatto economico e sociale delle decisioni collettive. In un mercato del lavoro che cambia rapidamente, questa apertura non è un dettaglio: è una forma di tutela. Naturalmente il tema del lavoro resta centrale. Le statistiche mostrano che, nel medio periodo, i laureati in discipline economiche presentano buone prospettive occupazionali. Ma sarebbe riduttivo scegliere Economia solo per questo. Il vero valore del percorso sta nella capacità di costruire un profilo che possa evolvere nel tempo, adattandosi a settori e ruoli diversi.

Questo aspetto assume un significato particolare per chi studia nel Mezzogiorno. Una parte degli studenti calabresi sceglie di iscriversi fuori regione, mentre la maggioranza continua a studiare nelle università calabresi. Non esiste una risposta valida per tutti. Restare o partire dipende da condizioni personali, economiche e familiari. Ciò che conta è la qualità della formazione ricevuta. Le indagini sui laureati delle università calabresi mostrano livelli molto elevati di soddisfazione per l’esperienza universitaria e una valutazione positiva dell’utilità della laurea nel lavoro svolto. Le difficoltà occupazionali che emergono non dipendono dalla preparazione, ma dalla struttura del tessuto produttivo regionale. Questa distinzione è fondamentale: la qualità della formazione non è inferiore; il contesto economico è più fragile.

In questo scenario, studiare Economia in Calabria può essere una scelta lucida. Significa formarsi in un ambiente in cui il rapporto con i docenti è diretto, l’interazione è concreta e il percorso può essere seguito con maggiore attenzione. Significa anche costruire competenze che non sono pensate per restare confinate entro i confini regionali, ma per essere utilizzate ovunque.

È qui che si inserisce il ruolo del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza “Giovanni Anania”  dell’Università della Calabria. Il DESF propone una formazione economica fondata sull’integrazione tra teoria, metodi quantitativi e analisi empirica. L’uso dei dati non è un accessorio, ma parte integrante del processo formativo. L’attenzione ai grandi temi contemporanei – sostenibilità, innovazione, politiche pubbliche, trasformazioni del lavoro – non è retorica, ma contenuto didattico. Studiare Economia al DESF significa inserirsi in un contesto che valorizza il rigore, l’autonomia di giudizio e la capacità di argomentare in modo fondato. Non è un percorso semplice. Richiede impegno, disciplina, disponibilità al confronto. Ma proprio per questo lascia risultati che si vedono nel tempo. Come ogni scelta importante, anche questa va valutata in base al rendimento di lungo periodo: ciò che resta non è soltanto un titolo, ma un metodo di analisi che accompagna le decisioni e orienta le svolte della vita professionale. Per chi si diploma oggi e guarda al futuro con aspettative e domande legittime, studiare Economia al DESF dell’Università della Calabria può rappresentare una scelta coerente con un obiettivo ambizioso ma realistico: non solo trovare un lavoro, ma capire il mondo in cui quel lavoro si svolgerà e saperlo affrontare con consapevolezza.


 

Francesco Aiello

Francesco Aiello

Francesco Aiello è Professore Ordinario di Politica Economica e Direttore del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza "Giovanni Anania" dell’Università della Calabria. È membro del Senato Accademico dell’Università della Calabria e componente della Commissione per la Ricerca, Università e Valutazione (CURV) della Società Italiana di Economia. È stato componente della Commissione Nazionale per l’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), Settore Concorsuale 13/A2 – Politica Economica, nel triennio 2021-2023. Attualmente insegna "Politica Economica" al corso di Laurea in Economia ed "Economia Internazionale" al corso di Laurea Magistrale in Economia e Commercio. La sua attività di ricerca è centrata sui temi della Ricerca e dell’Innovazione, Twin Transition, dei divari di sviluppo in Italia e in Europa, sull’analisi micro-econometrica dell’efficienza e della produttività e sulla valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche. È responsabile scientifico di progetti di ricerca nazionali ed europei. È autore di numerosi saggi scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali. Accanto all’attività prettamente accademica, si interessa di economia locale e di attività di divulgazione economica. Nell’estate del 2015 ha fondato OpenCalabria.com, uno spazio dedicato ai temi di economia e politica dello sviluppo del Mezzogiorno e della Calabria.

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