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La povertà relativa in Calabria desunta dai dati dell’ISTAT

by Graziella Bonanno, Francesco Foglia e Francesco Aiello
23/02/2017
in Mezzogiorno, Società e Demografia
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La povertà relativa in Calabria desunta dai dati dell’ISTAT

In questo saggio breve si analizza la povertà relativa in Calabria facendo riferimento alle elaborazioni proposte dall’ISTAT. Dopo aver fornito la definizione di povertà relativa, si focalizza l’attenzione sulla diffusione del fenomeno tra le famiglie italiane e calabresi.

La definizione di povertà relativa Diversamente dalla povertà assoluta, la povertà relativa sottintende un confronto tra le condizioni di vita di un individuo e quelle di un gruppo di riferimento. Cosi come  per la povertà assoluta, anche in questo caso l’interpretazione dei dati è abbastanza immediata: individuata una linea di povertà, il soggetto che sta al dì sotto della soglia è considerato povero e la distanza dalla soglia indica il suo livello di rischiosità (sicuramente povero, appena povero, a rischio di povertà). La questione è come viene calcolata la soglia. L’ISTAT considera come riferimento la famiglia composta da due individui, la cui soglia di povertà relativa è rappresentata dal rapporto tra la spesa totale per consumi delle famiglie italiane e il numero totale dei componenti (spesa media pro-capite per consumi).[1] Le implicazioni che discendono da questa definizione sono almeno due. In primo luogo, data la capacità di spesa individuale, un soggetto è povero a seconda della definizione utilizzata. Immaginiamo, per esempio, che la soglia di povertà assoluta (PA) sia inferiore della soglia di povertà relativa (PR) e che la spesa individuale (SI) sia compresa tra questi due valori. In tal caso, il soggetto è a rischio di povertà solo quando si fa riferimento al concetto di povertà relativa, mentre non lo è nel caso di povertà assoluta. In secondo luogo, la diffusione della povertà relativa dipende dalla distribuzione della ricchezza e non necessariamente dalle condizioni di vita reale dei meno abbienti. In altre parole, una distribuzione del reddito più concentrata a favore dei ricchi, può determinare un incremento del numero dei poveri anche se la capacità di spesa di questi ultimi è invariata. In tali circostanze, rimane inalterato il numero di poveri in senso assoluto, ma aumenta il numero dei poveri in senso relativo.

La linea di povertà relativa La figura 1 riporta i dati del 1997, 2008 e del 2015 della soglia di povertà relativa di alcuni nuclei familiari. Considerando il nucleo familiare di riferimento delle elaborazioni dell’ISTAT, ossia la famiglia con due componenti, la soglia nel 2015 è pari a 1050 Euro al mese, mentre per un singolo individuo è pari a 625 Euro mensili. Dalla figura si possono osservare con immediatezza due elementi di valutazione. Il primo, atteso, riguarda il fatto che la soglia aumenta all’aumentare dei componenti del nucleo familiare. Nel nostro caso, il punto di massimo, che è uguale a 1979 Euro al mese, si riferisce alla famiglia di 5 componenti. Inoltre, si osservi che le soglie sono aumentate significativamente dal 1997 al 2008, mentre sono diminuite, seppure marginalmente, nel periodo 2008-2015 (nel caso della famiglia di due adulti, si è passati da 1072 Euro del 2007 a 1050 Euro del 2015).

La dinamica della povertà relativa in Italia La Figura 2 riporta la dinamica del numero delle famiglie in condizione di povertà relativa in Italia e nelle tre macro-aree geografiche dal 1997 al 2015. Nel 2015 le famiglie italiane povere in senso relativo sono pari a 2,68 milioni. L’area a maggiore diffusione del fenomeno è il Mezzogiorno d’Italia, in cui vivono in media circa il 70% delle famiglie povere “relative” italiane. Inoltre, gli anni della crisi avviata nel 2007-2008 coincidono con l’acuirsi del fenomeno della povertà su scala nazionale, che solo in parte si stabilizza negli ultimi anni nelle regioni del Centro, mentre aumenta nel Nord. Condizionatamente al dato iniziale, è utile dire che nel Mezzogiorno il numero di famiglie povere è diminuito nel biennio 2014-2015 (Fig. 2). Simili argomentazioni possono essere fatte quando si considerano gli individui. In Italia, il numero di persone povere è in continuo aumento, attestandosi, nel 2015, a 8.3 milioni di residenti, di cui quasi il 60% vive nel Mezzogiorno. Tab.1.

L’incidenza della povertà relativa in Calabria. L’Istat calcola la povertà relativa per ciascuna regione italiana. Le figure 3 e 4 riportano, rispettivamente l’incidenza del fenomeno tre le famiglie e tra gli individui nel 2014 e nel 2015. Nel 2015 in Italia l’incidenza media della povertà relativa dei  nuclei familiari è pari al 10,4%, che è in leggero aumento rispetto al 2014 quando si attestava al 10,3%. Considerando gli individui, l’incidenza è pari al 12,9% nel 2014 e al 13,7% nel 2015.

La Calabria registra i valori più elevati di povertà relativa sia nel caso delle famiglie sia degli individui. In dettaglio, si ha che in Calabria nel 2015 ben 28,2 famiglie su 100 sono relativamente povere. Il dato è in aumento dei 1,3 punti percentuali rispetto al 2014 (26,9%). Le famiglie calabresi che nel 2015 vivono in stato di povertà relativa sono 226234, ossia 10984 in più rispetto al 2014. La Calabria è immediatamente seguita dalla Sicilia (25.3%), dalla Basilicata (25%) e dal Molise (21,5%). All’estremo opposto si colloca la Lombardia, in cui si registra la più bassa (4,6%) incidenza di famiglie povere in senso relativo. La sintesi è che i dati riflettono la geografia di un paese in cui un’area forte coesiste con un’area estremamente debole: limitatamente alla Calabria, si pensi che l’incidenza della povertà relativa che interessa le famiglie calabresi è più del doppio della media italiana e circa 6 volte più elevata di quanto si osserva in Lombardia, dove le famiglie relativamente povere sono 203152, ossia 23mila in meno rispetto a quelle della Calabria (nonostante le differenze dimensionali delle due regioni). Dalla figura 4 si osserva che nel 2015 la povertà relativa interessa il 33,1% dei calabresi: ben 652242 persone sono relativamente povere. La media italiana è pari al 13,7%, equivalente a 8329000 di italiani. Le regioni del Mezzogiorno registrano valori elevati dell’incidenza della povertà degli individui, in particolare la Sicilia (30,1%) e la Basilicata (24,7%). Il dato più basso si registra, invece, nel Trentino Alto Adige dove solo 5 persone su 100 sono relativamente povere (Fig. 4).

Emerge, inoltre, che nel 2014 l’incidenza della povertà relativa era in Calabria pari al 35,6%, il che consente di rilevare che nel 2015 si è avuta una riduzione di 2,5 punti percentuali. Da notare che questa riduzione è in controtendenza rispetto a quanto si è osservato per l’intero paese, in cui l’incidenza della povertà relativa è aumentata dal 12,9% del 2014 al 13,7% del 2015.

La sintesi Abbiamo appreso che la Calabria è la regione a maggiore diffusione della povertà in senso relativo. Poiché la misura in esame è legata all’andamento medio dei consumi necessari per il normale soddisfacimento dei bisogni primari, si può ragionevolmente affermare che in Calabria il grado di soddisfacimento è più basso di quello che si osserva nelle altre regioni italiane. In altre parole, se il consumo può essere considerato un indicatore di benessere individuale, questi dati indicano che in Calabria si sta relativamente peggio che altrove. I dati indicano, inoltre, che in Calabria dal 2014 al 2015 l’incidenza della povertà relativa è aumentata per le famiglie (Fig. 3) e diminuita per gli individui (Fig. 4). Ciò implica, a parità di altre condizioni, che dal 2014 al 2015 in Calabria le famiglie povere in senso relativo aumentano (l’incremento è pari a circa 11mila unità), mentre il numero dei calabresi relativamente poveri diminuisce (i calabresi poveri diminuiscono di 52800 unità). La circostanza di registrare nel tempo una diversa incidenza della povertà relativa, un numero maggiore di famiglie povere e un numero minore di persone povere è ammissibile, poiché dipende sia dall’andamento dei consumi medi nazionali (su cui si basa il calcolo della linea di povertà relativa) sia dalle variazioni nella composizione dei nuclei familiari in Italia e in Calabria.  Infine, la diffusione del fenomeno varia al variare dell’indicatore di povertà che si utilizza: limitatamente agli individui, nel 2015 in Calabria i poveri in senso assoluto sono circa 197mila, mentre quelli in senso relativo sono circa 652mila. E’ utile ribadire, pertanto, che la predisposizione di politiche nazionali e regionali contro la povertà deve necessariamente essere preceduta da una chiara definizione degli obiettivi che si pone e, quindi, da una corretta identificazione dei potenziali beneficiari.

[1] La stima della povertà relativa diffusa dall’Istat è anche nota come International Standard of Poverty Line (ISPL). Per definire le soglie di povertà relativa per famiglie di diversa ampiezza si utilizzano coefficienti correttivi (scala di equivalenza Carbonaro) che tengono conto dei differenti bisogni e delle economie/diseconomie di scala che è possibile realizzare al variare del numero dei componenti (Fonte: ISTAT).


 

Graziella Bonanno

Graziella Bonanno

Professoressa Associata in Politica Economica presso il Dipartimento di Ingegneria dell'ambiente dell'Università della Calabria. E' stata Professoressa Associata in Politica Economica presso i Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell'Università di Salerno, Ricercatrice (RTDA) in Economia Politica presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" e Assegnista di Ricerca in Economia Politica presso il Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche "Bruno de Finetti" dell'Università di Trieste (Settembre 2017-Agosto 2018 e Novembre 2018-Febbraio 2019), in Economia Politica presso il Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale "Antonio Ruberti" dell'Università Sapienza di Roma (Settembre 2016-Agosto 2017), in Statistica presso l'Università della Calabria (Febbraio 2015-Agosto 2016 e Settembre-Novembre 2018), in Politica Economica (bando ARUE) presso l'Università della Calabria (Febbraio 2014-Luglio 2015). E' stata Visiting Research presso la Royal Docks Business Economics di Londra (Aprile-Novembre 2014) e presso l’Oviedo Efficiency Group (OEG), Spagna (Gennaio-Aprile 2016). Si occupa prevalentemente di analisi dell'efficienza e della produttività.

Francesco Foglia

Francesco Foglia

Economista senior, cofondatore di Open Calabria e della rivista scientifica "Regional Economy", attualmente lavora presso la Commissione Europea a Bruxelles (Direzione Generale Occupazione, Affari Sociali e Inclusione). Ha conseguito il XXIII Ciclo del Dottorato di Ricerca in Global Studies, a Reggio Calabria e la Laurea magistrale in Economia aziendale all'Università della Calabria, con lode e menzione alla carriera. Il suo lavoro di tesi sulla valutazione d'impatto delle politiche europee per l'innovazione ha ricevuto la menzione speciale per l'economia del "Premio Jo Cox per studi sull'europa" (2017), il "Premio Tommaso Aceti" (2018) e il Premio "Conti Pubblici Territoriali" dell'Agenzia per la Coesione (2019). Fino al 2022 è stato delegato all'Open Government Forum, su basi pro-bono, presso il Ministero della Funzione Pubblica. Dal 2019 al 2021 è stato regional (EU) contributor per la World Bank per il rapporto DoingBusiness 2020. Dal 2020 al 2022 ha lavorato per l'UNESCO come ricercatore nell'ambito del programma globale Youth Researchers e ha relazionato durante il 12° Forum mondiale dei giovani a Parigi. Iscritto all'ordine dei giornalista pubblicisti, ha ricevuto "Premio Unione Europea Giovani Giornalisti " della Commissione Europea.

Francesco Aiello

Francesco Aiello

Francesco Aiello è Professore Ordinario di Politica Economica e Direttore del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza "Giovanni Anania" dell’Università della Calabria. È membro del Senato Accademico dell’Università della Calabria e componente della Commissione per la Ricerca, Università e Valutazione (CURV) della Società Italiana di Economia. È stato componente della Commissione Nazionale per l’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), Settore Concorsuale 13/A2 – Politica Economica, nel triennio 2021-2023. Attualmente insegna "Politica Economica" al corso di Laurea in Economia ed "Economia Internazionale" al corso di Laurea Magistrale in Economia e Commercio. La sua attività di ricerca è centrata sui temi della Ricerca e dell’Innovazione, Twin Transition, dei divari di sviluppo in Italia e in Europa, sull’analisi micro-econometrica dell’efficienza e della produttività e sulla valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche. È responsabile scientifico di progetti di ricerca nazionali ed europei. È autore di numerosi saggi scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali. Accanto all’attività prettamente accademica, si interessa di economia locale e di attività di divulgazione economica. Nell’estate del 2015 ha fondato OpenCalabria.com, uno spazio dedicato ai temi di economia e politica dello sviluppo del Mezzogiorno e della Calabria.

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