Open Calabria
  • Home
  • Chi siamo
  • Argomenti
    • Innovazione e Ricerca
    • Comuni ed Enti Locali
    • Conti Economici Regionali
    • Lavoro e Occupazione
    • Società e Demografia
    • Istituzioni
    • Istruzione e Formazione
    • Settori produttivi
    • Internazionalizzazione
    • Finanza
  • Mezzogiorno
  • Rivista
  • Notizie
  • Contattaci
    • Sostienici
No Result
View All Result
Open Calabria
  • Home
  • Chi siamo
  • Argomenti
    • Innovazione e Ricerca
    • Comuni ed Enti Locali
    • Conti Economici Regionali
    • Lavoro e Occupazione
    • Società e Demografia
    • Istituzioni
    • Istruzione e Formazione
    • Settori produttivi
    • Internazionalizzazione
    • Finanza
  • Mezzogiorno
  • Rivista
  • Notizie
  • Contattaci
    • Sostienici
No Result
View All Result
Open Calabria
No Result
View All Result

La Brexit, l’Europa e il dittatore benevolo

by Vittorio Daniele
26/06/2016
in Internazionalizzazione, Istituzioni, Lavoro e Occupazione
A A
Sviluppo regionale, a che punto è la spesa dei fondi europei?

Drapeaux Berlaymont

Quali saranno le conseguenze economiche della Brexit? Le proiezioni diffuse nei giorni scorsi mostrano risultati molto diversi. Alcuni economisti tedeschi hanno stimato che la Brexit comporterà una caduta del Pil britannico che, in poco più di un decennio, potrebbe raggiungere il 14 per cento. All’opposto, un gruppo di studiosi inglesi (autodefinitisi economisti per la Brexit) ha ipotizzato un effetto positivo sul Pil di circa il 4 per cento, che deriverebbe da un aumento del commercio estero del paese. Questa grande incertezza non deve sorprendere, considerata l’inconsistenza delle previsioni economiche sul medio-lungo termine. È utile, quindi, partire da alcune considerazioni di fatto.

Negli ultimi quindici anni, la crescita economica del Regno Unito è stata maggiore di quella dei principali paesi della Ue. Il reddito pro capite e i consumi delle famiglie sono aumentati più che in Francia e in Germania, mentre in Italia sono diminuiti. Tale andamento è spiegato da una serie di caratteristiche dell’economia britannica, ma anche dal fatto che il Regno Unito non ha commesso l’errore di adottare l’euro, come ripetutamente evidenziato dal premio Nobel Paul Krugman. Mantenendo la propria autonomia nella politica economica, ha potuto fronteggiare rapidamente ed efficacemente la crisi del 2009.

È importante, poi, osservare che, tra gli stati membri, il Regno Unito è quello commercialmente meno integrato con la Ue. Gli scambi con i paesi membri rappresentano il 43 per cento delle sue esportazioni, a fronte del 55 dell’Italia, del 58 per cento della Germania e del 70 per cento del Belgio. Dal 2002, la quota è progressivamente diminuita. È, dunque, probabile che la decisione di uscire dall’Unione avrà conseguenze macroeconomiche modeste sul medio-lungo periodo sia per il Regno Unito, sia per la Ue. Meno probabile, invece, la catastrofe preconizzata dai sostenitori del remain. Altra cosa, invece, l’effetto sui mercati, la cui reazione sembra riflettere, però, più l’incertezza causata dall’esito referendario che i suoi prevedibili effetti economici. Non a caso, a subire le maggiori perdite sono state, nell’immediato, le borse dei paesi mediterranei: Italia e Spagna in particolare.

Più che economico, il reale impatto del referendum britannico è politico. Il timore è che anche in altri paesi i partiti euroscettici chiedano (come già stanno facendo) dei referendum sulla partecipazione alla Ue, sull’euro o su altri importanti temi.

Negli ultimi anni, si è diffuso un clima di disaffezione, di malcontento, se non di aperta opposizione nei confronti della Ue. Sentimenti alimentati da forze politiche populiste o nazionaliste, alla cui base vi sono, però, delle ragioni che non possono essere ignorate. Per una quota crescente di cittadini, l’Europa si identifica con una burocrazia potente, distante e oppressiva. Le politiche di austerità sostenute dalla Commissione europea, dalla Bce e dalla Germania, hanno imposto incomprensibili sacrifici a milioni di persone già duramente provate dalla crisi economica. Non sempre a torto, si ritiene che molte decisioni assunte a Bruxelles siano condizionate da lobby rappresentative di grandi interessi economici, a discapito dei cittadini. Infine, il dramma dell’immigrazione, con il prevalere delle posizioni e divisioni nazionali, ha rappresentato un ulteriore, evidente fallimento della politica europea. Ma c’è una ragione ancora più profonda del malcontento. Riguarda la crisi di rappresentanza democratica di cui soffre l’Unione.

Nella Ue, la politica economica è fortemente vincolata dal rispetto di regole economiche e finanziare, la cui razionalità appare oggi dubbia, ma il cui rispetto impone sacrifici ai cittadini. Negli anni di recessione, istituzioni economiche non elettive, come la Commissione e la Bce, hanno dettato a governi democraticamente eletti draconiani piani di riforme – si ricordi, al proposito, anche la lettera inviata dalla Bce al governo italiano nell’agosto 2011, con un elenco di misure da adottare. Quasi in sordina, si sono modificate le costituzioni nazionali, come in Italia, introducendo articoli con stringenti vincoli di finanza pubblica. Le richieste di maggiore democrazia nelle scelte economiche sono state ignorate, se non apertamente contrastate, come nel caso della Grecia qualche anno fa.

In Europa, il governo delle regole ha progressivamente sostituito il governo delle scelte, comprimendo gli spazi democratici. Come ha scritto l’economista Jean Paul Fitoussi, in un profetico volumetto uscito qualche anno fa (Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’Europa), il governo europeo delle regole agisce come una sorta di “dittatore benevolo” al riparo dalle pressioni, dalle tensioni, dai rischi che la democrazia comporta. Per questo la principale conseguenza della Brexit non è economica, ma politica. Impone all’Unione di cambiare. L’alternativa è che il malcontento si diffonda e che i cittadini europei chiedano, anche in altri paesi, di far sentire la propria voce. Quali saranno le conseguenze per il futuro dell’integrazione europea è facile immaginarlo.

Vittorio Daniele

Vittorio Daniele

Vittorio Daniele è stato Professore ordinario di Politica Economica presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. La sua attività di ricerca ha riguardato, principalmente, i divari regionali in Italia in prospettiva storica e l'economia dello sviluppo. Oltre a numerosi articoli ha pubblicato i volumi: La crescita delle nazioni. Fatti e teorie, Rubbettino, 2008; Il divario Nord-Sud in Italia 1861-2011 (con Paolo Malanima), Rubbettino, 2011; Il Paese diviso. Nord e Sud nella storia d'Italia, Rubbettino, 2019 (il volume ha ricevuto il Premio Sele d'Oro Mezzogiorno 2020).

Related Posts

Dinamiche dell’export calabrese: il ruolo dell’agroindustria in Calabria

Dinamiche dell’export calabrese: il ruolo dell’agroindustria in Calabria

by Francesco Aiello, Valeria Pupo
08/07/2026

Il superamento del miliardo di euro di esportazioni rappresenta un risultato importante per l'economia calabrese. Ma per comprendere davvero cosa...

Il “Reddito di Merito” in Calabria: un’opportunità da orientare verso l’equità e la mobilità sociale

Il “Reddito di Merito” in Calabria: un’opportunità da orientare verso l’equità e la mobilità sociale

by Filippo Domma
21/06/2026

Il Reddito di Merito è una misura importante e nasce da un obiettivo condivisibile: sostenere gli studenti più bravi e...

La Calabria del 2025: tra crescita congiunturale e sviluppo strutturale

La Calabria del 2025: tra crescita congiunturale e sviluppo strutturale

by Francesco Aiello
20/06/2026

Il Rapporto della Banca d'Italia documenta una Calabria che nel 2025 cresce più della media nazionale. Ma gli andamenti positivi...

Dietro i numeri degli stranieri. Chi sono davvero i turisti internazionali che arrivano in Calabria?

Dietro i numeri degli stranieri. Chi sono davvero i turisti internazionali che arrivano in Calabria?

by Francesco Aiello, Michele Mercuri
19/06/2026

Negli ultimi anni il dibattito sul turismo calabrese ha dedicato crescente attenzione alla capacità della regione di attrarre visitatori stranieri....

Il turismo internazionale resta il punto debole della Calabria

Il turismo internazionale resta il punto debole della Calabria

by Francesco Aiello, Michele Mercuri
16/06/2026

Il tratto distintivo principale del turismo calabrese è la sua forte concentrazione territoriale. Oltre il 92% delle presenze si concentra infatti nei...

Regional Economy

I più letti del mese

  • Il turismo c’è. La spesa no.

    Il turismo c’è. La spesa no.

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Dal numero di turisti al valore economico: una lettura dei dati sul turismo in Calabria

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Il turismo che la Calabria non riesce ancora ad attrarre

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Case di Comunità in Calabria: la riforma che rischia di restare sulla carta

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • La Calabria ha turismo, ma non ha un sistema turistico regionale

    0 shares
    Share 0 Tweet 0

Gli ultimi articoli

Dal numero di turisti al valore economico: una lettura dei dati sul turismo in Calabria

Dal numero di turisti al valore economico: una lettura dei dati sul turismo in Calabria

30/07/2026
Il turismo c’è. La spesa no.

Il turismo c’è. La spesa no.

19/07/2026
Case di Comunità in Calabria: la riforma che rischia di restare sulla carta

Case di Comunità in Calabria: la riforma che rischia di restare sulla carta

15/07/2026
Il turismo calabrese produce meno valore economico di quanto suggeriscano le presenze

Il turismo calabrese produce meno valore economico di quanto suggeriscano le presenze

14/07/2026
Il turismo che la Calabria non riesce ancora ad attrarre

Il turismo che la Calabria non riesce ancora ad attrarre

09/07/2026

Seguici

  • 1.4k Followers
  • 378 Followers

Iscriviti alla Newsletter

Sostienici

OpenCalabria - Associazione di promozione sociale con finalità scientifiche e divulgative

No Result
View All Result
  • Home
  • Chi siamo
  • Argomenti
    • Innovazione e Ricerca
    • Comuni ed Enti Locali
    • Conti Economici Regionali
    • Lavoro e Occupazione
    • Società e Demografia
    • Istituzioni
    • Istruzione e Formazione
    • Settori produttivi
    • Internazionalizzazione
    • Finanza
  • Mezzogiorno
  • Rivista
  • Notizie
  • Contattaci
    • Sostienici

OpenCalabria - Associazione di promozione sociale con finalità scientifiche e divulgative