Una necessaria premessa Un grande patrimonio può annoverare la Calabria, derivante dalla stratificazione di antiche culture e civiltà: da quella di età classica permeata dalla Grecia, con città e colonie fondate dallo Jonio al Tirreno, portatrice di usi e costumi, pensiero e diritto, teatro e coroplastica, a passaggi e stazionamenti di popoli dall’Oriente come i Bizantini con le loro piccole chiese a croce greca e i loro mosaici spettacolari o come gli Ebrei che hanno lasciato per diversi secoli tracce di sinagoghe e quartieri ghetto insieme a riti e tradizioni del loro culto e del loro cibo. Al grande potere temporale della chiesa con i suoi grandi conventi e monasteri e grandi cattedrali e chiese e i lasciti e i doni in argenterie e sete preziose, arazzi e corali di benefattori principeschi e reali o imperiali, a dominatori spagnoli che ne hanno munito le coste per la difesa con torri e castelli, e più di recente da dominatori francesi, austriaci e ancora spagnoli che con matrimoni e donazioni di terre hanno creato un’aristocrazia che ha costruito castelli e palazzi, tenute di caccia e ville, adornandole di affreschi, sculture, fontane e arredi di pregio. E i Borboni, ancora da tanti invocati come benefattori di un sud industriale per le sete e le fabbriche dove si lavoravano i metalli delle miniere locali e si emanavano leggi moderne di riorganizzazione amministrativa.

Di tutto questo ha fatto scempio, specie nel sud della regione, il dissesto idrogeologico e i terremoti. Al molto rimasto ci hanno pensato gli uomini sia per riutilizzare i materiali antichi per le ricostruzioni dopo i terremoti che per  la imposizione di tecnici  “illuministi” che disegnarono a fine Settecento nuove forme delle città e nuove tecniche costruttive. Tutto vissuto spesso non da protagonisti, ma come gregari. E l’oggi, ancora lontani da uno Stato nord-centrico, con presunzioni di industrializzazione mancata, di infrastrutturazione incompleta, di lotta alle mafie come routine e non come priorità per lo sviluppo del territorio. Questa la cornice scenario nella quale dovrebbero essere completamente rivoluzionate le strategie di governo del territorio, di scelte prioritarie, di assi portanti di uno sviluppo che deve necessariamente travalicare gli stretti confini comunali, provinciali e regionali per inserirsi come parte di un tutto, quel tutto che ancora vede la Calabria come appendice negativa, come peso morto, come sfasciume pendulo secondo la definizione che del nostro  territorio aveva dato Giustino Fortunato, tutt’oggi purtroppo insuperata.

I brani di patrimonio culturale di cui era pervaso ogni centimetro di questa terra hanno però lasciato ancora tanto e tanto che basterebbe – se conosciuto e adeguatamente valorizzato da un’attenta programmazione – a restituire lavoro, vitalità, attrattività alle nostre contrade, borghi, città, parchi, coste e montagne.

Aree archeologiche, musei, raccolte diocesane e di privati, castelli e torri costiere , dimore storiche, ville urbane e rurali, conventi, cattedrali e chiese, centri storici e borghi antichi, opere d’arte pittorica e scultorea di grande pregio, argenterie e tessuti, patrimoni archivistici e librari, oggetti di cultura materiale e tradizioni popolari e agropastorali, santuari e mete di pellegrinaggi. Tutto questo è ancora in grande quantità in attesa di diventare parte attiva di itinerari, circuiti tematici, occasioni di recupero e valorizzazione attraverso scelte mirate all’interno dei finanziamenti comunitari di settore, non senza il supporto trainante delle nuove tecnologie.

Potenzialità e strumenti Come mettere a frutto questo patrimonio? Invertendo la rotta rispetto alle passate modalità di intervento puntuale e a pioggia. Basterebbe guardare il sito museidellacalabria.it, costato certamente una somma di tutto rispetto , per capire come siano state disperse risorse senza ottenere alcun risultato. Modalità che hanno creato, se possibile, ancora maggiori disparità. Analizzare le cause ci farebbe cadere nella pura dietrologia o nella polemica puntuale che a nulla serve per risolvere i problemi annosi che altrove, in Italia e all’estero, sono stati da tempo affrontati e risolti con vantaggio della economia di quei territori.

Ci viene in aiuto la nuova organizzazione del Ministero beni culturali con il riaccorpamento delle competenze nella Soprintendenza alle Belle arti e Paesaggio, la nuova nomina del Soprintendente alla archeologia con lo scorporo di competenze  sul Museo Nazionale di Reggio Calabria, classificato tra i Musei di maggiore importanza e  affidato ad un Direttore con funzioni manageriali,  la creazione del Polo museale che comprende alcuni musei e monumenti di eccezionale interesse, sottoposti alla cura di un Direttore che ha tra i compiti quello di creare legami e nessi tra musei e monumenti e con il territorio, facilitando, con le proprie funzioni, la costruzione di un modello di sviluppo che abbia come componenti di partenza i beni di maggiore rilievo del territorio regionale.

Questa nuova organizzazione che  sta per entrare nella fase operativa, potrà costituire, con il coordinamento del nuovo Segretariato regionale, ex Direzione regionale beni culturali, Ufficio periferico di coordinamento del Ministero, un nuovo e valido riferimento per la programmazione e la progettualità della politica regionale del settore avendo pensato un diverso approccio dei funzionari ministeriali al patrimonio, del quale hanno sempre la cura della tutela, ma si dovranno anche fare carico, ovviamente insieme e nell’interesse della Regione come entità amministrativa e distributrice di risorse proprie e comunitarie, di delineare progetti mirati per i quali non sarà difficile concordare mezzi e strumenti di intervento a breve medio e lungo termine, non più funzionali alla sopravvivenza del singolo bene, ma alla creazione di reti, itinerari, sussidiarietà con gli enti locali, i privati, eventuali sponsor e investitori che potrebbero essere attratti dalla scelta di legare il proprio marchio a siti prestigiosi e a manifestazioni culturali ampiamente partecipate.

Gli strumenti di lavoro per evitare lungaggini ed essere efficaci sono, quindi, dati dalla costituzione di un  tavolo permanente tra il Comitato dei Direttori e Soprintendenti ministeriali, alcune competenze di livello universitario negli specifici settori dell’economia e di arte e cultura, i Dirigenti regionali del Dipartimento Cultura e delle Politiche comunitarie. Tanto per fare un esempio a caso!

Ipotesi programmatiche e progettuali.  Quali le linee guida programmatiche e progettuali? Una vera  rete si può costruire solo tra “elementi”, interessando le centinaia di musei esistenti in regione, che rispondano agli standard minimi di sicurezza e di qualità dell’ offerta: questo vuol dire che per fare rete, per esempio, tra castelli e musei, tra centri storici e monumenti, tra aree archeologiche e parchi naturalistici e tanto altro ancora, occorrerà prima di tutto farlo con quelle strutture, poche, che sono già pronte a far parte di un itinerario turistico culturale da proporre e nel contempo mettere le altre – laddove siano funzionali all’intero impianto progettuale – nelle condizioni di partecipare in fasi successive del progetto. Un castello che non si presenta decorosamente restaurato e messo in sicurezza, che non dispone di una segnaletica per chi lo vuole raggiungere, non ha assistenza e guida multilingue per i visitatori, non presenta contenuti e programmazioni consone all’importanza della sua storia, non può certamente fare parte di un circuito attrattivo per i visitatori e i turisti. Ecco che un programma a breve, medio e lungo termine nel settore del turismo culturale deve comprendere la messa a norma dei vari siti e il loro inserimento graduale nel circuito previo restauro o manutenzione straordinaria e dotazione di tutti gli strumenti atti a dare un servizio e, quindi, riceverne in cambio un ritorno in  attivazione di posti di lavoro, di attività editoriali e artigianali, di punti vendita, di disponibilità di strumenti didattici tradizionali come depliant e guide brevi, ma anche di informazioni in rete e dispositivi come audio guide e altri più avanzate dotazioni cui oggi sono abituati anche i ragazzi in età scolare e gli anziani.

Aree archeologiche prive di manutenzione ordinaria, monumenti aperti solo a giorni alterni e per poche ore, musei male allestiti e poco documentati, parchi naturali dove i cartelli dovrebbero sostituire attività di animatori e guide, centri storici dove la segnaletica è vecchia o inadeguata. Tutto ciò non potrebbe essere parte di un progetto che diventi attraente per un pubblico disattento e ancora di più per studiosi e cultori che ne trarrebbero pessime impressioni. Lo stato di precarietà (strutturale e organizzativa) contraddistingue molte eccellenze del patrimonio calabrese. Tuttavia, molti capisaldi sono di inestimabile ricchezza e consentirebbero, con un lavoro sinergico tra le varie competenze scientifiche e professionali di inserire la Calabria in importanti circuiti del turismo culturale. La Regione Calabria con i suoi programmi comunitari 2014-2020 ancora in fase di avvio, può fare molto per rendere un tesoro a portata di mano, ma di mano esperta ed efficiente. Ci possiamo contare?

Marisa Cagliostro

Professore associato e ricercatrice ha insegnato Storia dell’Architettura, Storia dell’Urbanistica, Storia dell’Arte, Museologia all’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
Fondatore e Direttore scientifico della Rivista sui beni culturali in Calabria “Daidalos”(2003-2005). Ha svolto attività di ricerca per vari istituzioni, tra cui CNR, MURST, Centro Regionale per il Recupero dei Centri Storici, ENIT, Regione Calabria.
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