Per il periodo 2007-2013 lo Stato italiano ha ridotto il cofinanziamento dei fondi strutturali in Calabria di 1,29 miliardi di euro, determinando una riduzione del valore globale e degli effetti potenziali del POR. 

Secondo una relazione della Corte dei conti europea (n.17/2018) pubblicata il 13 settembre 2018, la Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero fare un uso più efficace dei finanziamenti destinanti alla coesione. La Corte avverte che i ritardi nell’adozione del quadro normativo e la lenta attuazione dei piani di spesa spingono le amministrazioni nazionali a utilizzare rapidamente i fondi, talvolta a scapito della performance. Gli auditor della Corte hanno esaminato le spese sostenute nel periodo 2007-2013 e le azioni intraprese dagli Stati membri, con il sostegno della Commissione, per incrementare l’assorbimento[1] dei fondi. laddove erano stati individuati problemi. Sono state effettuate visite di audit in quattro Stati membri: Repubblica ceca, Ungheria, Italia e Romania. Le regioni italiane oggetto dell’ispezione, iniziata il 2 marzo 2016 e la cui reportistica finale è stata inviata alla Commissione europea a marzo 2018, sono state la Calabria e la Sicilia.

Avvio in ritardo. A livello generale è emerso che, per entrambi i periodi 2007-2013 e 2014-2020, l’adozione tardiva del quadro normativo ha comportato ritardi anche nei programmi operativi. Per il periodo 2007-2013, la maggior parte dei POR è stata approvata solo un anno dopo l’inizio del periodo di programmazione, determinando, inevitabilmente, un effetto a catena sull’impiego dei fondi. L’attuazione è iniziata lentamente nel periodo 2007-2013, ma ancor più lentamente nel 2014-2020. Inoltre, data la sovrapposizione dei due periodi di programmazione, gli Stati membri stavano ancora spendendo i fondi del periodo precedente quando era già cominciato il periodo di programmazione successivo.

Assorbimento dei fondi. Per migliorare le modalità di assorbimento dei fondi, gli Stati membri hanno rivisto i programmi, suddiviso i progetti in fasi e utilizzato i finanziamenti UE per cofinanziare progetti già finanziati a livello nazionale. La Corte osserva, tuttavia, che alcune di queste misure erano finalizzate principalmente all’assorbimento dei fondi e al rispetto delle norme, piuttosto che essere orientate al conseguimento di risultati. Inoltre, a parere della Corte,  le frequenti revisioni dei programmi inducono a dubitare della validità delle analisi su cui si era basato l’intero processo di programmazione. Infine, secondo gli auditors, la Commissione non ha una visione d’insieme esaustiva delle misure utilizzate o del relativo impatto, a causa delle insufficienti informazioni fornite dagli Stati membri e delle limitazioni dell’obbligo di informativa.

Tasso di cofinanziamento. Un ulteriore aspetto preso in esame dalla Corte dei conti UE riguarda l’aumento del tasso di cofinanziamento europeo come strumento che aiuta gli Stati membri a incrementare il tasso di assorbimento e riduce l’ammontare dei fondi a rischio di disimpegno. In questo modo, uno Stato membro può essere rimborsato in base al nuovo tasso di cofinanziamento per tutte le spese già dichiarate. L’aumento di detto tasso, inoltre, consente l’assorbimento immediato e rapido di fondi con effetto retroattivo.

In Calabria, risulta che per il periodo di programmazione 2007-2013 il tasso di cofinanziamento UE è stato aumentato dal 50% al 75% sui fondi strutturali e sul fondo sociale europeo. Questa operazione ha comportato una diminuzione complessiva del contributo nazionale di circa 1,29 miliardi di euro (286,8 milioni per il fondo sociale europeo e 999,4 milioni per gli altri fondi strutturali). Si tratta di risorse che lo Stato avrebbe dovuto versare per co-finanziare i progetti europei in Calabria e che, verosimilmente, ha destinato a diverse finalità. Un aumento del tasso di cofinanziamento europeo, infatti, allenta la pressione sul bilancio nazionale, in quanto diminuisce il contributo dello Stato membro pianificato inizialmente per il Programma Operativo, ma riduce il valore globale del POR stesso. Ciò significa che si contrae anche la portata degli interventi (in numero o dimensioni). È, quindi, possibile che ne discenda un impatto negativo su obiettivi e risultati raggiungibili dai POR.

Raccomandazioni. Le raccomandazioni della Corte alla Commissione europea sono le seguenti:

a) proporre alle autorità legislative un calendario per far sì che l’attuazione dei POR possa cominciare all’inizio del periodo di programmazione;

b) far sì che le revisioni dei programmi operativi siano basate su una valutazione solida ed esaustiva e che mirino a fornire migliori risultati;

c) monitorare l’assorbimento, individuare un assorbimento lento o rapido e valutare l’impatto delle misure;

d)  fare in modo che l’attenzione sia posta sul conseguimento di risultati.

Il rapporto completo è disponibile al seguente link: https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR18_17/SR_ABSORPTION_IT.pdf


[1] Per “capacità di assorbimento” si intende la capacità di uno Stato membro di spendere in modo efficiente ed efficace le risorse finanziarie che gli sono state assegnate. Gli Stati membri assorbono finanziamenti quando ricevono, a valere sul bilancio dell’UE, un pagamento a titolo di cofinanziamento di progetti ammissibili. Per restare focalizzati sul conseguimento di effettivi risultati, è fondamentale che gli Stati membri evitino di dover concentrare l’assorbimento di un notevole importo di fondi alla fine del periodo di programmazione, poiché la corsa ad assorbire fondi potrebbe indurre a non tenere in debita considerazione l’impiego ottimale delle risorse. Pertanto, anche se l’assorbimento è importante per conseguire gli obiettivi della politica, non è un fine in sé.